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Se me lo vieti, lo pretendo! Effetto Sostituzione con Mercato Illegale.

26/02/2019

I-Com Istituto per la competitività, un think tank fondato nel 2005 da un gruppo di studiosi, professionisti e manager ha l’obbietivo di promuovere temi e analisi sulla competitività in chiave innovativa all’interno del quadro politico-economico, e nel suo ultimo studio “Nuovo Proibizionismo, quale impatto?” tratta temi quali divieto di pubblicità nel gioco, proibizionismo e l’impatto sociale che le norme restrittive avranno nei prossimi anni.

Lo studio ha analizzato gli effetti delle misure di tipo proibizionistico su alcune tipologie di beni (tabacco, alcool e giochi) prima dal punto di vista della teoria economica, e poi dell’evidenza empirica disponibile in letteratura, per valutare sino a che punto misure restrittive dell’offerta possano avere gli effetti sperati contemporaneamente in termini di riduzione dei consumi e di mantenimento delle entrate fiscali.

Quello che emerge sia dallo studio della teoria economica che dall’evidenza empirica è che per quanto concerne l’alcol e il tabacco, l’applicazione di misure proibizionistiche, come l’aumento di tasse e dei prezzi, fallisce totalmente nel contenere le vendite, in quanto la domanda di questi 2 beni è analettica, quindi non varia al variare delle condizioni di offerta.
Al contrario per quanto riguarda il gioco, le misure restrittive portano ad una riduzione della raccolta, con effetti molto incerti sul gettito fiscale.
Questo può sembrare un esito postivo della misura restrittiva ma lo studio rivela il contrario.
Il motivo?
È quello che viene definito “Effetto Sostituzione con Mercato Illegale”
La maggiore elasticità della domanda caratteristica del mercato del gioco, può essere spiegata proprio con questo effetto “che può avvenire più facilmente a causa di differenze nel payout e nei prezzi delle giocate, soprattutto a causa dell’esistenza del cosiddetto mercato grigio, più facilmente fruibile, e più difficilmente tracciabile e controllabile, prevalentemente diffuso sul web”

E ancora, “L’effetto, oltre lo spostamento della domanda dal gioco legale a quello illegale con la sottrazione di risorse per l’erario, è anche quello di una perdita del controllo del territorio che il presidio dello Stato invece garantisce. Inoltre, venendo meno una chiara distinzione tra offerta legale e illegale che la volontà del legislatore sembra aver posto in essere, in termini di tutela dei giocatori e di trasparenza dell’offerta, esporrebbe il giocatore a tutti i rischi connessi al consumo di prodotti illeciti.”

La ricerca inoltre rivela chiaramente una tendenza pericolosa, derivata dalla letteratura economica che non è da sottovalutare: “lo shift tra mercato legale e illegale è accompagnato da una sostituzione nei prodotti consumati, a favore di beni più pericolosi (bevande con maggiore contenuto di alcool, tabacco di minore qualità, gioco a maggiore tasso di azzardo), che sono più remunerativi e semplici da gestire per la criminalità organizzata. Anche in questo caso se lo scopo di politiche proibizionistiche fosse quello di salvaguardare i consumatori da beni dannosi per la salute, esse non risulterebbero efficaci”. Non solo inefficaci, aggiungiamo, ma controproducenti.

Infine lo studio prova a stimare scientificamente l’impatto economico che un’innalzamento del prezzo del gioco avrebbe sul gettito fiscale e sulla parte che confluirebbe nel mercato illegale.

“Applicando al mercato italiano dei giochi un valore medio di elasticità della domanda (…) se i prezzi aumentassero del 15% la riduzione della raccolta arriverebbe a valere 21,6 miliardi di euro, con una corrispondente riduzione dell’erario per 2,3 miliardi di euro.
A causa dell’effetto sostituzione con il mercato illegale la riduzione della raccolta risulterebbe però non essere completamente riconducibile ad una reale riduzione del consumo.
Almeno il 13% di questa riduzione potrebbe infatti essere ascritta allo spostamento del consumo sul mercato illegale per un valore compreso, a seconda degli scenari di aumento del prezzo, tra 1,8 miliardi e 2,7 miliardi di euro in un anno.

È certo una stima, calcolata però sulla base di dati reali e teorie economiche applicate al mercato italiano.

Questa ricerca…interamente consultabile QUI, è l’ennesima testimonianza della comunità scientifica che dimostra l’inefficacia delle misure proibizionistiche, il loro impatto negativo sul piano economico e gli effetti di sostituzione dei mercati illegali specialmente per quanto riguarda il gioco.

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