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Come può una regione stanziare fondi per le cure del GAP basandosi su stime e non dati certi?

21/03/2019

Giochi, Ing. Barbara Fedeli (pres. Delegazione Sapar Lombardia) su dati Azienda Sanitaria Monza e Brianza: “Come può una regione stanziare fondi per le cure del GAP, gioco azzardo patologico, basandosi su stime e non dati certi?

Da cittadina chiedo spiegazioni su stanziamento fondi pubblici”.
“Abbiamo appreso tramite le pagine de Il Giorno - edizione di Monza che la Regione Lombardia ha stanziato per l’ATS Monza e Brianza 886mila euro all’anno per la cura di pazienti con problemi potenzialmente patologici legati al gioco, stimati in un numero compreso fra i 1.400 e 6.199 nel territorio di Monza, di cui però solo 387 sono stati presi in cura nel 2018. Ci sono diversi elementi che ci lasciano interdetti: la mancanza di dati certi, la forbice così ampia di persone potenzialmente affette da GAP ( gioco azzardo patologico ) e soprattutto che la Regione Lombardia possa stanziare delle cifre prossime al milione di euro basandosi su stime.

Non numeri reali, ma semplici stime. Come cittadina chiedo spiegazioni di come fondi pubblici possano venire assegnati con tale facilità e approssimazione”.Così l’Ing. Barbara Fedeli, presidente della delegazione Lombardia dell’Associazione Nazionale Sapar, che raduna le aziende di produzione, costruzione e produzione degli apparecchi per il gioco di Stato, commentando i dati forniti nell’articolo “Aiutare i colleghi non è un gioco”, a firma della giornalista Cristina Bertolini e pubblicati nell’edizione del 20 Marzo del quotidiano Il Giorno – edizione Monza.“Sorvolo sul fatto che i giornali strumentalizzino senza remore qualsiasi evento per cavalcare l’onda demagogica anti gioco di Stato – prosegue il presidente Fedeli -, sfruttando eventi e campagne lodevoli, come quella “Programma Luoghi di lavoro che promuovono salute – Rete WHP Lombardia” per tornare sempre al punto della cura dei giocatori potenzialmente patologici, che noi come associazione di categoria abbiamo sempre sostenuto e condiviso.

Ma un conto è stanziare fondi in base a dati certi, un altro è basarsi su stime a caso. Soprattutto se queste stime provengono da un’azienda sanitaria che dovrebbe aver ben chiara la situazione reale dei pazienti in cura. Ad oggi gli ultimi dati reali rilasciati dall’ATS riguardano l’anno 2015, con numeri molto lontani da quelli evidenziati nell’articolo. Sono certa che sarà cura e premura delle strutture sanitarie colmare quanto prima questo vuoto fatto di assenza di numeri concreti e certi”.

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