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“In Emilia non sanno ancora cosa inventarsi, vogliono negare il peluche ai bambini”

08/04/2019

Gioco in Emila. Il rischio di equiparare le sale giochi per famiglie, quelle che ospitano al loro interno attività di carattere ludico e ricreativo riservate ai bambini, alle tradizionali sale gioco con vincite in denaro, che hanno una regolamentazione del tutto differenziata, è una delle ultimissime novità che riserva la legge regionale sul gioco in Emilia Romagna che rischia di penalizzare le piccole e medie imprese e con esse numerosi posti di lavoro.

Sull’argomento è intervenuto il presidente nazionale Sapar Domenico Distante che nel condividere le perplessità espresse dal consigliere comunale Luigi Camporesi in una interrogazione alla Giunta comunale, definisce il provvedimento “fuori dalla realtà e da ogni logica razionale”.

La legge in questione equiparerebbe i giochi a premio, ovvero quelli nei quali anche nei luna park si vince il peluche o il gadget, ai giochi con vincita in denaro con il conseguente divieto per i minori e l’assoggettamento a tutti i limiti previsti per le sale giochi e sale scommesse.

 

“Se si considera il flipper, il calciobalilla, ovvero tutti quei giochi di abilità che storicamente sono consacrati nelle attività di carattere ricreativo, come potenziale rischio per sviluppare l’azzardo possiamo davvero stendere un velo pietoso su un sistema di totale approssimazione esclusivamente basato su teorie supportate dal nulla, mai confortate da studi di questo tipo in Italia, ma che all’estero non hanno mai prodotto risultati tangibili in questa direzione”.

 

“Al peggio non c’è limite – spiega il presidente Distante – poiché si parte da una considerazione che non ha alcun tipo di riscontro oggettivo, e cioè che questo tipo di giochi, quindi la vincita di un premio che si traduce nel riconoscimento di una particolare abilità, potrebbe indurre i giovanissimi a passare in futuro ai giochi d’azzardo”.

“Tutto questo – aggiunge il Presidente Sapar – ignorando l’universo mondo esistente sulle piattaforme online non controllabili da nessuno sia in termini di accesso che di luoghi”.

“Ci ritroveremmo – osserva Distante – con l’infliggere una inutile azione punitiva in cui scompare la competizione e destrezza, snaturando il senso di partecipazione in gare, giochi o prove che richiedono abilità e che servono a sviluppare logica e capacità intellettive”.

 

FONTE


Ricerca dell’Università Roma 3


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