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Confcommercio lancia l’allarme: 270mila imprese a rischio

11/05/2020
confcommercio imprese

Bar, intrattenimento, abbigliamento, ristorazione e alberghi i settori più colpiti.

Sono circa 270 mila le imprese che, secondo l’analisi della Confcommercio, rischiano la chiusura definitiva se le condizioni socio-economiche non miglioreranno in tempi rapidi, permettendo un ritorno alla “normalità” nel giro di pochissimi mesi. La stima dell’Ufficio Studi Confcommercio fotografa in maniera impietosa lo stato delle microimprese italiane e la situazione di assoluta incertezza sul futuro che milioni di persone e relative attività stanno attraversando. Si tratta inoltre di una stima, che lascia intendere che le reali perdite potrebbero essere anche superiori.

Nello specifico su un totale di oltre 2,7 milioni di imprese del commercio e dei servizi quasi il 10% è, dunque, soggetto ad una potenziale chiusura definitiva. Le stime elaborate incorporano un rischio di mortalità delle imprese superiore al normale per tener conto del deterioramento del contesto economico, degli effetti della sospensione più o meno prolungata dell’attività, della maggiore presenza di ditte individuali all’interno di ciascun settore e del crollo dei consumi delle famiglie.

Tra i settori più colpiti e quindi più a rischio ci sono, secondo l’Ufficio Studi, anche i bar e le imprese legate alle attività di intrattenimento. E non potrebbe essere altrimenti, considerate le già precarie condizioni nelle quali questi operatori si sono trovati a fronteggiare questa crisi senza precedenti.

DI fronte a questi dati, che coinvolgono anche operatori di settori come abbigliamento, ristorazione e alberghi, non si può restare indifferenti ed è indispensabile agire efficacemente prima che sia troppo tardi. Per farlo serve un deciso cambio di rotta orientato alla salvaguardia CONCRETA di tutte queste attività, con aiuti reali sul piano della semplificazione, della sburocratizzazione e soprattutto con l’alleggerimento del carico fiscale il quale, specialmente nel caso del settore giochi ed intrattenimento, aveva portato ad una insostenibilità nella gestione delle attività già prima dell’emergenza Covid.

Le prossime 2 settimane saranno fondamentali per capire quanto le parziali e graduali riaperture stanno influendo sul contenimento dell’epidemia ma quello che è certo è che le sofferenze di queste imprese non possono essere prolungate e che dare sostegno a questo tessuto occupazionale deve essere una priorità nazionale, al pari della soluzione dell’emergenza sanitaria.

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