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Dati Piemonte, chiudere il gioco ha prodotto solo illegalità e disoccupazione

24/06/2020

La Guardia di Finanza del Piemonte, durante l’anno di attività 2019, ha sequestrato mille apparecchi illegali e 15 punti scommesse clandestini, verbalizzando 799 soggetti su 259 violazioni riscontrate.
Questi i risultati che emergono dal report della Guardia di Finanza sull’attività di contrasto ai fenomeni di abusivismo e di illegalità legati al mercato dei giochi e delle scommesse sul territorio regionale piemontese.
Un bilancio rappresentativo dell’effetto primario che la legge regionale particolarmente repressiva in materia di gioco ha prodotto sul territorio, ovvero l’espulsione del gioco legale a favore del dilagare dell’illegalità.
Alla luce dell’attuale discussione nella giunta regionale, circa l’emendamento che ha lo scopo di eliminare la retroattività del distanziometro introdotta dalla legge regionale n.9 del 2 maggio 2016, i dati inequivocabili evidenziati dalla Guardia di Finanza del Piemonte confermano ulteriormente l’esigenza di risanare un’azione legislativa che ha provocato un danno enorme al comparto del gioco pubblico. La funzione retroattiva del distanziometro, avvallata dall’ex giunta Chiamparino, ha costretto una buona parte delle attività territoriali legate alla filiera del gioco legale alla chiusura forzata. Le imprese infatti, incapaci di sostenere gli alti costi di trasferimento del proprio esercizio, soprattutto a causa della crescente tassazione che ha investito il settore, sono state costrette a cessare definitivamente la propria attività. Quest’azione distruttiva, che ha compromesso la tenuta del comparto del gioco pubblico, ha lasciato ampi margini all’infiltrazione illegale e prodotto un aumento della disoccupazione.
Eliminare la retroattività del distanziometro equivarrebbe a ripristinare sul territorio i presidi di legalità rappresentati dalle attività del settore, recuperando i livelli occupazionali compromessi da una legge particolarmente lesiva. Legge che, per di più, ha avuto il difetto di trasferire verso le attività illegali parte delle risorse finanziare che confluivano nelle casse statali attraverso il gettito fiscale garantito dal comparto, procurando di fatto un enorme danno erariale a carico dello Stato.

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