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Gioco Pubblico: serve omogeneità a livello nazionale

29/06/2020

La disomogeneità delle riaperture sul territorio italiano delle attività del gioco legale, dopo l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, ha mostrato ancora una volta il caos legislativo nel quale le imprese della filiera del gioco pubblico sono costrette ad operare. In assenza di una normativa nazionale che doveva seguire l’Intesa siglata in sede di Conferenza Stato-Regioni del 2017 ma che non è mai stata trasposta dal Governo in un decreto. Uno stallo perseguito e alimentato dalla politica del non-agire che ha trasferito la responsabilità dell’azione normativa dal potere centrale agli enti regionali e che, nella maggioranza dei casi, ha penalizzato il comparto del gioco legale sul territorio. Giunte regionali troppo vicine all’ideologia di stampo populista, che ha screditato l’intero settore per meri fini propagandistici, da poter legiferare testi normativi votati all’equilibrio, che perseguissero lo scopo di tutela della salute pubblica ma che salvaguardassero allo stesso tempo le imprese e i lavoratori del gioco legale. Di fatto, in tutte le regioni in cui le restrizioni imposte al gioco pubblico sono state applicate con maggiore intensità, sono stati compromessi automaticamente i livelli occupazionali garantiti dalla filiera e la sua territorialità, intesa come capacità intrinseca del settore di rappresentanza e tutela della legalità, a vantaggio delle infiltrazioni illegali. La massima espressione del disordine legislativo si è esplicata attraverso le interpretazioni comunali delle norme regionali in materia di gioco, esposte ad una lettura distorta e pregiudizievole non supportata da dati oggettivi circa la reale necessità in termini di difesa della collettività. In tal modo è stata ulteriormente amplificata l’azione espulsiva del gioco legale dal territorio. Il marasma normativo, che negli ultimi anni ha danneggiato in larga parte il settore, certamente non sarà in grado di supportare il comparto quando, nei prossimi mesi, saranno più prorompenti gli effetti dell’attuale crisi economica. Il Governo è chiamato, pertanto, ad un’azione politica di sostegno alle attività economiche e produttive del Paese e non potrà tergiversare ulteriormente sulla necessità di una riforma organica che restituisca sicurezza ed equilibrio al comparto del gioco legale. Il futuro dei 150 mila lavoratori del terzo settore produttivo italiano non dovrà essere precluso dall’inoperatività del potere esecutivo.

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