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Dati 2019: contrazione del gioco pubblico, ma lo Stato incassa di più

30/06/2020

Nel 2019 la spesa per il gioco legale in Italia, sia su rete fisica sia online, si è attestata a 19,5 miliardi di euro, con un dato pro-capite, calcolato sulla popolazione maggiorenne residente, pari a 348 euro all’anno, meno di 1 euro al giorno (Fonte AGIMEG). Un dato incontrovertibile che mette a nudo gli attacchi ideologici indirizzati alle attività del comparto, perpetrati da una buona parte della classe politica e basati sul falso assunto che rappresenta gli italiani come un popolo di giocatori logorati dalla spirale del GAP. Ciò che invece si evince dal dato pro-capite sulla spesa per il gioco legale, è l’assoluta propensione equilibrata al gioco, lontana da approcci estremi ad alto rischio, della maggioranza della popolazione del nostro Paese. Una realtà dei fatti coadiuvata da evidenti dati statistici che sconfessa, come sempre più spesso accade, le false forme accusatorie che le campagne politiche e mediatiche riservano alla filiera del gioco pubblico. Offensive strumentali che hanno prodotto l’immeritato discredito che oggi colpisce le attività del gioco legale, favorendo l’attuazione di quelle normative regionali particolarmente restrittive e lesive per le imprese del comparto. Un altro dato da evidenziare rappresenta la contrazione della raccolta su tutto il territorio nazionale, infatti 19 delle 20 regioni, Sicilia esclusa, hanno registrato un calo. Una prova dell’effettivo trasferimento della domanda di gioco dalle forme legali a quelle illegali, aumentate esponenzialmente a causa dell’azione espulsiva che le sopracitate leggi regionali hanno avuto sui centri di raccolta autorizzati. Alla regressione dell’ammontare della raccolta si contrappone il dato relativo agli incassi erariali, 10.6 miliardi di euro nel 2019, con un aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Questo valore è la risultante del progressivo e costante aumento dell’imposizione fiscale che ha colpito la filiera del gioco legale e ha eroso i margini di profitto delle imprese del settore, provocando la perdita di posti di lavoro e la chiusura di piccole e medie imprese. Si evidenzia così, ancora una volta, l’approccio ipocrita ed equivoco del Governo centrale che contrappone la pressione crescente in tema di tassazione all’immobilismo riformativo. D’altronde, l’ambiguità del sistema politico è cosa ben nota ai lavoratori del settore del gioco pubblico.

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