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D’Attis (FI): “Vi avevamo proposto di sistemare il settore del gioco pubblico, ma vostri provvedimenti lo discriminano e favoriscono il gioco illegale”

06/07/2020

“Vi avevamo proposto di sistemare il settore del gioco pubblico, discriminato invece con i vostri provvedimenti a favore indirettamente del gioco illegale, non pubblico, in mano spesso, come dicono le relazioni della Guardia di Finanza, del Capo della Polizia e di alcuni Magistrati, alla criminalità”. Lo ha dichiarato in Aula alla Camera il deputato Mauro D’Attis (Forza Italia) rivolgendosi alla maggioranza in occasione dell’esame del DL Rilancio.
Il governo ha deciso consapevolmente di escludere, da un decreto atto a sostenere le imprese e le famiglie in difficoltà per via dell’emergenza socio-economica post Covid-19, il terzo settore industriale italiano. Una decisione che ha estromesso migliaia di piccole e medie imprese del comparto del gioco pubblico che genera un gettito per il bilancio dello Stato di circa 10 miliardi di euro. Un’azione discriminatoria che colpisce profondamente i 150 mila lavoratori della filiera del gioco, “colpevoli” di aver legato tempo e risorse, ma soprattutto speranze e prospettive ad un settore legale disciplinato in origine dal governo, ma che da tempo, sulla scia di azioni pregiudiziali dei partiti al potere, subisce un processo di smantellamento. Questo operato ostativo lascerà imprese e lavoratori del comparto in balia delle circostanze avverse, che la peggior recessione della storia repubblicana, come gli esperti prospettano, imporrà con violenza. Un’area grigia caratterizzata da incertezza giuridica ed economica che sovraesporrà gli operatori del settore agli effetti della crisi, le cui palesi conseguenze saranno la compromissione del sistema economico e la perdita di posti di lavoro. In perfetta antitesi con gli obiettivi che il DL Rilancio si è preposto di perseguire.
Il governo ha declinato l’azione di responsabilità a cui è stato chiamato, coprendo sotto la coltre della demagogia i proclami di un progetto solo apparentemente onnicomprensivo e basato sul sostegno di tutta la popolazione, senza discriminazioni. Una decisione che ha invece ghettizzato colpevolmente un intero settore produttivo, in netto contrasto con i principi egualitari su cui è fondato il nostro Paese.

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