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Selfie, la nuova arma demagogica dei 5 Stelle

07/07/2020

Le previsioni economiche della Commissione Europea prevedono per l’Italia un calo record del Pil dell’11,2 per cento nel 2020, un dato allarmante che certifica il collasso della nostra economia. Tuttavia, c’è chi in questo clima di profonda incertezza causato dalla recessione globale, ritiene prioritario promuovere iniziative social anti-slot, irridendo le imprese e i lavoratori del gioco legale che, tra enormi difficoltà, hanno ripreso la propria attività. Il consigliere regionale del Piemonte del Movimento 5 Stelle Giorgio Bertola, ha invitato i propri corregionali a scattarsi un selfie in tutti quei locali che all’interno non abbiano slot installate. Un’iniziativa superficiale e inopportuna sostenuta dal rappresentante pentastellato che ha inoltre elogiato la normativa regionale così lesiva per il comparto quanto inefficace nel contrastare il GAP. Per di più certificare con entusiasmo l’espulsione dal territorio piemontese dei luoghi fisici di gioco, significa avvalorare indirettamente tutte quelle attività illegali che, sfruttando l’azione espulsiva causata collateralmente della legge regionale, hanno sostituito in larga parte le imprese del gioco pubblico. In un quadro di emergenza nel quale gli effetti della recessione si concretizzano quotidianamente, l’iniziativa propagandistica del consigliere regionale è estremamente oltraggiosa per i lavoratori del comparto che con resilienza portano avanti il proprio operato. Un’offensiva inaccettabile anche da chi, a caccia di consensi, ha fatto della propria azione di governo una bolla ideologica, costruita su pregiudizi e impermeabile al giudizio critico votato al pluralismo. D’altronde è risaputa l’incapacità da parte del Movimento 5 Stelle di un approccio circostanziato sulle questioni complesse del Paese. Un errore politico a cui si somma l’irresponsabilità attraverso cui si impostano gli attacchi strumentali al settore del gioco legale, omettendo colpevolmente l’attuale contesto di amplificata vulnerabilità economica. Si rischia così di influenzare l’opinione pubblica legittimando quelle norme penalizzanti che hanno compromesso l’intero comparto e calpestato i diritti di migliaia di lavoratori.

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