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Divieto pubblicità gioco: un fallimento annunciato

11/07/2020

A due anni dal provvedimento legislativo incluso nel Decreto Dignità, che vietava ogni forma di pubblicità legata al gioco, è possibile affermare con cognizione di causa che la misura così strutturata ha fallito su più livelli. Innanzitutto ha fallito nel perseguire il fine primario per il quale era stata introdotta, ovvero disincentivare l’accesso al gioco a quei soggetti esposti al rischio di incorrere in patologie legate ai fenomeni di abuso. Di fatto non è mai stata dimostrata una correlazione diretta tra pubblicità e propensione al gioco, e ciò dimostra la scarsa conoscenza dell’argomento da parte del governo che, all’interno di una strategia di evidente propaganda politica, ha reso effettiva una misura particolarmente restrittiva su un errato assunto.

In assenza di una proporzionalità del problema, una mancata definizione specifica, l’introduzione di questo divieto ha danneggiato direttamente la struttura dell’offerta legale di gioco.

A livello economico lo stop imposto alla pubblicità sul gioco, impatterà negativamente sulle casse dello Stato per mezzo miliardo di euro, 147 milioni nel 2019 e circa 200 milioni di euro previsti per il 2020 e 2021, secondo i dati del Servizio Bilancio del Senato. Una perdita importante in termini erariali a cui si somma l’effetto dannoso procurato ai consumatori in quanto è venuta mena l’attività informativa che permetteva di distinguere le proposte di gioco legali da quelle illegali. Questa problematica si è acuita all’interno delle piattaforme online, dove i punti di accesso ai servizi sono disponibili in qualsiasi momento e luogo, e la differenziazione tra le due offerte di gioco è maggiormente deficitaria. Il rischio concreto è quello di dirottare il consumatore verso le proposte illegali che non garantiscono le tutele invece promosse dai siti autorizzati e facenti parte del settore regolamentato.

Un’azione legislativa fortemente sostenuta dal Movimento 5 Stelle incapace di sviluppare, mediante un approccio critico e analitico, un piano funzionale che tradotto in intervento normativo avrebbe potuto contrastare efficacemente il GAP. Una gestione fallimentare del potere legislativo da parte del partito pentastellato, frenato dalla zavorra ideologica e incapace di formulare risposte efficienti ed adeguate ad una realtà complessa.

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