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Perchè tornare al forfait

05/09/2005

Anticipiamo il testo dell’Editoriale del numero di luglio-agosto di Automat, che è in fase di uscita, nel quale il Presidente Musicco illustra i motivi per i quali il ritorno al regime forfetario costituisce, al momento, l’unica chiave per riottenere la titolarità del nulla osta, come da tutti sempre auspicato

Questi sono giorni decisivi per l’Automatico italiano. Senza rischio di esagerazioni, posso affermare che la Finanziaria 2006 è il tavolo sul quale si giocheranno le sorti della nostra industria per gli anni a venire. Se ci sarà la svolta che tutti auspichiamo, la moltitudine di aziende che compone questo comparto potrà nutrire ancora concrete speranze di sopravvivenza. Altrimenti, quel trend negativo che ha visto già scomparire un buon 20% dei gestori tradizionali – in prevalenza i più piccoli – rischia di diventare una spirale senza fine. Con pesanti conseguenze anche dal punto di vista delle entrate erariali.
E sì perché, al di là delle ottimistiche cifre sciorinate da AAMS – frutto di situazioni contingenti e non più procrastinabili quali, in primo luogo, i versamenti del Preu su base forfetaria – il mercato, con queste regole, non ha molti margini di crescita.
I problemi di fondo sono, e restano, il confinamento del gestore al rango di “terzo raccoglitore” e l’iniqua tassazione imposta sulle New Slot. Nel corso dell’estate abbiamo ragionato a lungo, a livello di Presidenza e di Commissione Legislativa, sulle strade da percorrere per trovare una soluzione conveniente per tutti.
E l’idea che ne è scaturita è quella di rivedere completamente il regime fiscale ed amministrativo, senza andare a ledere gli interessi delle realtà direttamente coinvolte in questo discorso.
Partendo da cosa? Dal ritorno al regime forfetario, ovvero dall’imposizione di una tassa fissa annuale, come avviene in ogni altra parte d’Europa e del mondo. Con ciò, si raggiungerebbero i seguenti obiettivi: togliere ai concessionari quel compito di “esattori”, che per altro svolgono spesso con regole del tutto arbitrarie e fortemente coercitive; garantire all’erario un introito certo, cancellando di colpo qualsiasi preoccupazione legata ad azzeramenti e contraffazioni; consentire al gestore di elevare le percentuali di vincita degli apparecchi e ai produttori di costruire macchine più dinamiche e variegate.
Il passo successivo, è quello di legare il pagamento del Preu al rinnovo della licenza, così da evitare le evasioni. Ecco allora che il gestore tornerebbe ad essere soggetto passivo di imposta e, di conseguenza, figura professionale pienamente legittimata.
Ovviamente, il sistema non dovrà prescindere dal mantenimento del controllo on-line degli apparecchi da gioco, che pur non essendo garanzia assoluta costituisce perlomeno un deterrente per l’illegalità.
Tutto ciò, a mio avviso, supera abbondantemente di importanza la possibilità di una semplice riduzione del Preu di 2 o 3 punti o lo spostamento del Preu stesso sul cassetto, trattandosi niente più che di soluzioni-tampone, idonee solamente a dare un po’ più di respiro alle aziende ma non certo a migliorare le condizioni globali del mercato.
Per concludere, vorrei esprimere il mio più vivo compiacimento per le sentenze recentemente emanate dal Tar Veneto e dal Tribunale del Riesame di Prato – di cui Automat darà ampio riscontro nel prossimo numero – che hanno fatto finalmente giustizia in relazione ad alcuni casi spinosi, riconoscendo, nel primo caso, l’illegittimità delle azioni di revoca dei nulla osta per la messa in esercizio e di distribuzione messe in atto da AAMS nei confronti di centinaia di apparecchi comma 7, e nel secondo caso l’assoluta irrilevanza dell’elenco degli apparecchi comma 7 ritenuti non conformi dall’Amministrazione stessa, in quanto non supportato da alcuna documentazione idonea.
Questi casi sono l’ulteriore dimostrazione che la Magistratura è assolutamente libera ed indipendente e non disposta ad accettare soprusi e pressappochismi da parte di chicchessia. Al che, mi chiedo retoricamente: può esserci ancora qualcuno che possa mantenere ragionevolmente la convinzione che l’accettazione supina di tutto quello che ci viene imposto dall’alto possa darci maggiori benefici rispetto ad una costante e tenace rivendicazione dei nostri diritti?

Lorenzo Musicco

 

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