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Dalla briscola alle new slot telematiche. Il Governo batte cassa.

27/12/2005

( Jamma)- La dott.ssa Marilisa Bombi, funzionario di P.A. e già autrice di un testo dedicato agli apparecchi da intrattenimento dal titolo Sale giochi e apparecchi automatici, ha redatto un interessante commento sulle ultime disposizioni riguardanti la disciplina del gioco lecito contenute in Finanziaria , che pubblichiamo in esclusiva su Jamma.it.

Dalla briscola alle new slot telematiche.

Il Governo batte cassa. di Marilisa Bombi

I motivi della riforma

Nel numero 2/2005 della rivista Commercio e Servizi si era cercato di delineare, per quanto possibile, un quadro preciso di riferimento per la disciplina del gioco lecito. Obbiettivo improbo. C’era da aspettarsi, infatti, e si può dire, quindi, di non essere stati previdenti, che fino a quando le casse dello Stato avranno bisogno di risorse si continuerà sulla strada intrapresa, ovvero quella di aumentare le possibilità di gioco svuotando le tasche dei giocatori incalliti. Una raffica di norme da cui si attendono 365 milioni nel 2006 fino a 573 nel 2008. Contemporaneamente, va dato atto, si cerca di porre in essere tutti i vincoli e controlli possibili per reprimere o meglio, contenere, i comportamenti illeciti.

In questi ultimi anni , quindi, sono state via via riscritte le regole e non passa anno senza che ne vengano introdotte delle nuove a modifica o sostituzione di quelle in atto. Disegnare, di conseguenza, il quadro completo pensando che questo sia definitivo è ormai diventato utopistico. Il legislatore nazionale, di anno in anno, aggiunge pennellate, cancella, modifica. Anche nel 2006 qualcosa cambia. A dire il vero, le modifiche sono sostanziali e non limitate come era stato invece con la finanziaria 2005 che aveva visto, per il settore che riguarda la competenza dei Comuni, soltanto estendere agli apparecchi del comma 7 la procedura per l’ottenimento del nulla osta e, quindi, dell’autorizzazione ex art. 86, comma tre del TULPS, già prevista per i giochi del comma 6.

Anche quest’anno le modifiche sono state introdotte dalla legge finanziaria che entra in vigore il primo gennaio. Sul suo contenuto, tuttavia, alla commissione finanze del senato, non tutti si sono dichiarati d’accordo. Infatti, è stato sottolineato, le modalità del gioco non sono in linea con le direttive elaborate dalla Commissione stessa e ampiamente illustrate nella relazione finale dell’indagine conoscitiva effettuata nel 2003.

L’organizzazione dei giochi, delle scommesse e dei concorsi pronostici da parte dello Stato ha la finalità di raccogliere risorse finanziarie aggiuntive rispetto alle entrate tributarie ed extratributarie. Ma la Commissione ritiene prioritaria una riflessione sui limiti da assegnare all’intervento pubblico nel comparto dei giochi, nella consapevolezza che le esigenze di bilancio devono trovare un rigoroso limite nella conferma dei compiti di tutela dell’ordine pubblico e della salute dei cittadini, che potrebbero essere messi in pericolo da una diffusione incontrollata, indiscriminata e senza regole di tipologie di giochi e di scommesse.[1] Questo è il motivo perché ad ogni aumento di incentivo alla diffusione del gioco, le maglie dei controlli si facciano sempre più fitte. Su una questione, peraltro, la Commissione Senato ha insistito: l’opportunità di introdurre una specifica disposizione volta a destinare una quota parte del maggior gettito derivante dalle nuove disposizioni a sostegno di iniziative volte a combattere la ludopatia.

Legalizzate le slot machine

La parte della legge finanziaria che innova la disciplina dei giochi è composta da ben 23 commi. Tanti ne sono stati necessari per riscrivere le regole autorizzatorie e fiscali, ma si può ben dire che le nuove regole sono chiare ed inequivocabili. Il nuovo testo, per quanto riguarda la pubblica amministrazione e, in particolare i comuni, corregge inesattezze e riferimenti che erano inseriti nelle vecchie disposizioni.

Come già nel passato, il legislatore è intervenuto apportando modifiche testuali alle disposizioni normative che già dettano, direttamente o indirettamente le regole per il settore dei giochi, ovvero gli articoli 86 e 110 del TULPS.

Il comma 525 della legge finanziaria 2006 sostituisce il comma 6 dell’art. 110 del TULPS che, per gli operatori del settore pubblico e privato ormai è noto, detta le regole di funzionamento di quella tipologia di apparecchi da gioco che consente una vincita in denaro. Le novità sostanziali sono più d’una:

1) Il costo della partita è passato da 50 centesimi a un euro,

2) la vincita massima sarà ora di 100 euro contro i 50 di prima;

3) Le vincite sono computate dall’apparecchio su un ciclo complessivo di 140 mila partite contro le 14 mila della precedente disposizione;

4) La durata minima della partita è passata da sette a quattro secondi

5) gli elementi di abilità e trattenimento non sono più, necessariamente, preponderanti rispetto a quello aleatorio, bensì soltanto presenti.

Insomma, sono state legalizzate le slot machine, anche se non dovranno riprodurre il gioco del poker. Inciso questo del tutto superfluo perché la fantasia dei produttori si è già rivelata senza limiti.

Introdotta una nuova tipologia di giochi

La vera novità introdotta è la nuova tipologia di apparecchi definita alla lettera b) del comma 6.

Per ora non c’è ancora nulla di definito, se non che si tratterà di un gioco a distanza. La fissazione delle regole, infatti, è demandata ad un regolamento che dovrà essere predisposto d’intesa tra i ministeri delle finanze e degli interni. Il futuro regolamento dovrà individuare il costo della partita e le modalità di pagamento, la percentuale minima della raccolta da destinarsi a vincite, l’importo massimo e le modalità di riscossione delle vincite, il sistema di sicurezza delle macchine, la tipologia di esercizi in cui sarà consentita l’installazione delle nuove macchine e, grossa novità, le soluzioni di responsabilizzazione del giocatore. Insomma, il gioco fa male alle tasche.

Nulla osta ed autorizzazione

Il comma 529 sostituisce il comma 6 dell’articolo 38 della legge 23 dicembre 2000 n. 388. Detto così potrebbe sembrare uno scioglilingua. Invece, la nuova disposizione: “Ai fini del rilascio del nulla osta di cui ai precedenti commi, è necessario il possesso delle licenze previste dall’art. 86, comma 3, lettere a) o b)” denota una precisa finalità. I produttori, importatori, distributori e gestori degli apparecchi di cui ai commi 6, lettera a, e comma 7 dell’art. 110, dovranno munirsi della licenza ex art. 86 terzo comma del TULPS prima di presentare richiesta di nulla osta rispettivamente per l’importazione, la produzione, la distribuzione o la gestione degli apparecchi. Prima di questa modifica erano i nulla osta rilasciati dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato propedeutici al rilascio della autorizzazione di cui all’art. 86.3 TULPS. La soluzione oggi individuata è decisamente più congeniale all’obiettivo che aveva portato ad assoggettare i produttori, gli importatori e i distributori all’autorizzazione. Il rilascio dell’autorizzazione di cui all’art. 86 del TULPS, infatti, deve essere preceduto dalla verifica della sorvegliabilità dei locali in cui ha sede l’azienda, ovvero dei locali dove gli apparecchi saranno sistemati prima della loro distribuzione. La questione della manomissione degli apparecchi è problema non secondario ed, infatti, è proprio per accertare l’impossibilità di manomettere gli apparecchi che i giochi di cui al comma 7 sono stati sottoposti alle stesse verifiche tecniche degli apparecchi di cui al comma 6. Inoltre, per ottenere l’autorizzazione di polizia, l’imprenditore dovrà possedere i requisiti di onorabilità previsti dagli articoli 11 e 92 del TULPS. Procedere come avveniva in passato, con il possibile diniego al rilascio dell’autorizzazione quando magari erano stati già rilasciati i nulla osta, infatti, appariva decisamente incongruo e, di conseguenza, la modifica introdotta è indiscutibilmente più coerente con il fine.

Il nuovo art. 86

Il terzo comma dell’art.86 del TULPS, aggiunto con la legge 23 dicembre 2000 n. 388, viene sostituito integralmente dal comma 534. Anche in questo caso, la nuova norma è, per lo meno dal punto di vista sintattico, decisamente più precisa. Con questa, infatti, si definiscono sono i soggetti che devono munirsi della autorizzazione. La disposizione è inequivocabile. In conseguenza delle modifiche introdotte si può, quindi, delineare con precisione il nuovo quadro riassuntivo.

I commi successivi introducono disposizioni tese alla repressione del gioco privo dell’ autorizzazione dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. Le sanzioni per coloro i quali non rispettano l’obbligo di inibire l’uso della rete ai soggetti che non hanno ottenuto l’autorizzazione sono decisamente pesanti, in quanto si va da un minimo di 30 mila ad un massimo di 180 mila euro per ogni infrazione commessa.

Infine, l’ultima parte dell’articolato che riguarda i giochi, dal comma 540 in poi, modifica l’art. 110 del TULPS. Il quadro sinottico che ne deriva è il seguente.

Il nuovo art. 110

Modifiche all’art. 110, comma I del TULPS introdotte dalla Legge finanziaria 2006

1. In tutte le sale da biliardo o da gioco e negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o alla installazione di apparecchi da gioco è esposta una tabella, vidimata dal questore, nella quale sono indicati, oltre ai giochi d’azzardo, quelli che la stessa autorità ritiene di vietare nel pubblico interesse, nonché le prescrizioni e i divieti specifici che ritiene di disporre nel pubblico interesse.

1. In tutte le sale da biliardo o da gioco e negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o all’ installazione di apparecchi da gioco, è esposta in luogo visibile una tabella, predisposta ed approvata dal questore e vidimata dalle autorità competenti al rilascio della licenza, nella quale sono indicati, oltre ai giochi d’azzardo, anche quelli che lo stesso questore ritenga di vietare nel pubblico interesse, nonché le prescrizioni ed i divieti specifici che ritenga di disporre. Nelle sale da biliardo deve essere, altresì, esposto in modo visibile il costo della singola partita ovvero quello orario.

Come appare evidente, anche da una prima sommaria lettura delle nuove disposizioni, le modifiche non sono di poco conto. Nel primo comma, infatti, è chiarito che la tabella, cosiddetta dei giochi proibiti deve, non solo essere esposta, ma ben visibile. Inoltre, e questa era una doverosa rettifica, viene rimossa l’antinomia tra il primo comma dell’art. 110 che attribuiva al questore la competenza della vidimazione della tabella oltre che a determinare il contenuto e le disposizioni contenute nel DPR 311/2001 che avevano, invece, demandato al sindaco la vidimazione della tabella predisposta dal questore.

2. Nella tabella di cui al comma 1 è fatta espressa menzione del divieto delle scommesse

(rimasto invariato)

3. L’installabilità degli apparecchi automatici di cui ai commi 6 e 7, lettera b), del presente articolo è consentita negli esercizi assoggettati ad autorizzazione ai sensi degli articoli 86 o 88.

3.L’installazione degli apparecchi di cui ai commi 6 e 7 è consentita esclusivamente negli esercizi commerciali o pubblici o nelle aree aperte al pubblico ovvero nei circoli privati ed associazioni autorizzati ai sensi degli articoli 86 od 88, nel rispetto delle prescrizioni tecniche ed amministrative vigenti.

Il comma secondo è rimasto invariato. Il comma terzo innova, sostanzialmente, la previgente normativa. Contrariamente al passato, infatti, che consentiva l’installazione degli apparecchi di cui al comma 6 (e quelli di cui al comma 7 lettera b che sono stati definitivamente eliminati dal mercato) esclusivamente negli esercizi pubblici autorizzati ai sensi dell’art. 86 (bar, ristoranti, sale gioco, alberghi, stabilimenti balneari) o dell’art. 88 (sale SNAI, MATCH POINT o centri per la raccolta delle scommesse TOTIP o corsa TRIS) dal primo gennaio non sarà più così. Da tale data, infatti, è consentito installare gli apparecchi del comma 6 ma anche quelli del comma 7, oltre che nei sopraindicati esercizi anche negli esercizi commerciali, nelle aree aperte al pubblico, nei circoli privati e nelle sedi delle associazioni. I titolari di quest’ultimi esercizi, tuttavia, dovranno munirsi anch’essi della autorizzazione prevista dall’art. 86, terzo comma. Quest’obbligo comporterà conseguenze non secondarie tra le quali, e la questione riguarda soprattutto i circoli privati, la sorvegliabilità dei locali e la possibilità, quindi, per le forze dell’ordine di accedervi senza formalità. Dubbi sussistono circa l’intenzione del legislatore relativamente alla possibilità di installare gli apparecchi di cui ai commi 6 e 7 dell’art. 110 TULPS nelle “aree aperte al pubblico”. Quali possano essere queste aree, nel concreto, è ancora dubbio. Vien da chiedersi, comunque, come farà il titolare dell’attività ad impedire il gioco, sugli apparecchi del comma 6, ai minori di anni 18 al fine di evitare le pesanti sanzioni previste dal neointrodotto articolo 8 bis. L’area aperta al pubblico può essere, infatti, estremamente ampia senza quindi la possibilità di effettuare un reale controllo.

8. L’utilizzo degli apparecchi e dei congegni di cui al comma 6 è vietato ai minori di anni 18.

8-bis. Con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 3.000 euro e con la chiusura dell’esercizio per un periodo non superiore a quindici giorni è punito chiunque, gestendo apparecchi di cui al comma 6, ne consente l’uso in violazione del divieto posto dal comma 8.

I commi 4 e 5 sono rimasti invariati. Del comma sesto si è chiarito che introduce la nuova tipologia di gioco a distanza. Il comma sette è rimasto anche invariato come pure il comma 8, che, comunque, ha dal primo gennaio un suo bis. E’ una norma che punisce con la sanzione da 500 a 3000 euro e la chiusura, obbligatoria, per un periodo non superiore a 15 giorni delle attività i cui titolari avranno consentito l’utilizzo degli apparecchi di cui al comma 6 ai minori di anni 18. La sanzione, prima di questa modifica andava da un minimo di 500 ad un massimo di 3000 euro.

9. Ferme restando le sanzioni previste dal codice penale per il gioco d’azzardo, chiunque procede all’installazione o comunque consente l’uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie degli apparecchi e congegni di cui al comma 4 ovvero di apparecchi e congegni, diversi da quelli di cui al comma 4, non rispondenti alle caratteristiche e prescrizioni indicate nei commi 6 e 7, è punito con l’ammenda da 4.000 a 40.000 euro. È inoltre sempre disposta la confisca degli apparecchi e congegni, che devono essere distrutti. In caso di recidiva la sanzione è raddoppiata. Con l’ammenda da 500 a 1.000 euro è punito chiunque, gestendo apparecchi e congegni di cui al comma 6, ne consente l’uso in violazione del divieto posto dal comma 8. Fermo quanto previsto dall’articolo 86, nei confronti di chiunque procede alla distribuzione od installazione o comunque consente l’uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi e congegni in assenza del nulla osta previsto dall’articolo 38 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro e può, inoltre, essere disposta la confisca degli apparecchi e congegni. In caso di sequestro degli apparecchi, l’autorità procedente provvede a darne comunicazione all’amministrazione finanziaria.

9. Ferme restando le sanzioni previste per il gioco d’azzardo dal codice penale:

a) chiunque produce od importa, per destinarli all’uso sul territorio nazionale, apparecchi e congegni di cui ai commi 6 e 7 non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 6.000 euro per ciascun apparecchio;

b) chiunque produce od importa, per destinarli all’uso sul territorio nazionale, apparecchi e congegni di cui ai commi 6 e 7 sprovvisti dei titoli autorizzatori previsti dalle disposizioni vigenti, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 3.000 euro per ciascun apparecchio;

c) chiunque, sul territorio nazionale, distribuisce od installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici od aperti al pubblico od in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi e congegni non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 6.000 euro per ciascun apparecchio. La stessa sanzione si applica nei confronti di chiunque, consentendo l’uso in luoghi pubblici od aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi e congegni conformi alle caratteristiche e prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi, corrisponde a fronte delle vincite premi, in danaro o di altra specie, diversi da quelli ammessi;

d) chiunque, sul territorio nazionale, distribuisce od installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici od aperti al pubblico od in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi e congegni per i quali non siano stati rilasciati i titoli autorizzatori previsti dalle disposizioni vigenti, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 3.000 euro per ciascun apparecchio;

e) nei casi di accertamento di una delle violazioni di cui alle lettere precedenti, è preclusa all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato la possibilità di rilasciare all’autore della violazione titoli autorizzatori concernenti la distribuzione o l’installazione di apparecchi da intrattenimento, per un periodo di cinque anni;

f) nei casi in cui i titoli autorizzatori per gli apparecchi od i congegni non siano apposti su ogni apparecchio, si applica la sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro per ciascun apparecchio.

Il comma 9 sostituisce integralmente la previgente disposizione sanzionatoria. Il comma è ben strutturato e disciplina tutti i comportamenti illeciti realizzati dai diversi soggetti coin volti nell’ affaire del gioco: il produttore e l’importatore, il distributore (gestore) e l’esercente. La sanzione è determinata in base al numero di apparecchi non in regola e va da un minimo di 500 euro ad un massimo di 6000 euro per apparecchio. La sola mancata esposizione del nulla osta sulla macchina comporta la sanzione da 500 a 3000 euro per apparecchio.

I commi 9bis, 9ter e 9 quater dell’art. 110 TULPS introducono nuove norme procedurali.

9-bis. Per gli apparecchi per i quali non siano stati rilasciati i titoli autorizzatori previsti dalle disposizioni vigenti ovvero che non siano rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi, è disposta la confisca ai sensi dell’articolo 20, comma 4, della legge 24 novembre 1981, n. 689. Nel provvedimento di confisca è disposta la distruzione degli apparecchi e dei congegni, con le modalità stabilite dal provvedimento stesso.

9-ter. Per la violazione del divieto di cui al comma 8 il rapporto è presentato al prefetto territorialmente competente in relazione al luogo in cui è stata commessa la violazione. Per le violazioni previste dal comma 9 il rapporto è presentato al direttore dell’ufficio regionale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato competente per territorio.

9- quater. Ai fini della ripartizione delle somme riscosse per le pene pecuniarie di cui al comma 9 si applicano i criteri stabiliti dalla legge 7 febbraio 1951, n. 168.

10. Se l’autore degli illeciti di cui al comma 9 è titolare di licenza per pubblico esercizio, la licenza è sospesa per un periodo da uno a sei mesi e, in caso di recidiva ovvero di reiterazione delle violazioni ai sensi dell’articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, è revocata dal sindaco competente, con ordinanza motivata e con le modalità previste dall’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni.

10. Se l’autore degli illeciti di cui al comma 9 è titolare di licenza ai sensi dell’articolo 86, ovvero di licenza ai sensi dell’articolo 3 della legge 25 agosto 1991, n. 287, le licenze sono sospese per un periodo da uno a trenta giorni e, in caso di reiterazione delle violazioni ai sensi dell’articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, sono revocate dal sindaco competente, con ordinanza motivata e con le modalità previste dall’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni. Analoghi provvedimenti sono disposti dal questore nei confronti dei titolari della licenza di cui all’articolo 88.

La modifica del comma 10 tiene conto dei problemi applicativi che la disposizione precedente aveva determinato. Anche in questo caso, quindi, il legislatore, come ha fatto per il comma 9, ha corretto una disposizione poco chiara e, forse, eccessivamente rigorosa. Innanzitutto si è chiarito che la norma riguarda tutte le tipologie di esercizi pubblici, sia quelle autorizzate ai sensi dell’art. 86 del Tulps sia quelle ai sensi dell’art. 3 della legge 287/1991, sia, ancora, quelle autorizzate dal Questore ai sensi dell’art. 88 dello stesso Tulps. Il legislatore, accorto, ha anche reso ragionevole il periodo di chiusura dell’esercizio pubblico, portandolo da uno a trenta giorni mentre prima andava da uno a sei mesi. A questa sanzione, infatti, deve sottostare non soltanto l’importatore, il produttore o il gestore che mette in circolazione apparecchi non in regola, ma anche il titolare della rivendita di tabacchi o del bar che, forse in buona fede, accetta di installare la macchina nel proprio locale.

Infine, anche l’ultimo comma dell’art. 110 è meno rigido della norma che va a sostituire.

11. Oltre a quanto previsto dall’articolo 100, il questore, quando sono riscontrate violazioni alle disposizioni concernenti gli apparecchi di cui al presente articolo, può sospendere la licenza dell’autore degli illeciti, informandone l’autorità competente al rilascio, per un periodo non superiore a tre mesi. Il periodo di sospensione disposto a norma del presente comma è computato nell’esecuzione della sanzione accessoria

11. Oltre a quanto previsto dall’articolo 100, il questore, quando sono riscontrate violazioni di rilevante gravità in relazione al numero degli apparecchi installati ed alla reiterazione delle violazioni, sospende la licenza dell’autore degli illeciti per un periodo non superiore a quindici giorni, informandone l’autorità competente al rilascio. Il periodo di sospensione, disposto a norma del presente comma, è computato nell’esecuzione della sanzione accessoria.

Il Questore, infatti, è tenuto a sospendere la licenza di esercizio quando sono riscontrare violazioni di rilevante gravità. Certamente questa norma è più garantista di quella precedente che assegnava al Questore una discrezionalità eccessiva. Anche il periodo di sospensione dell’attività è stato ridotto da tre mesi a 15 giorni. Sono però, come si è visto, notevolmente aumentate le sanzioni pecuniarie, con la speranza, forse, che queste rappresentino deterrente per comportamenti illeciti.

Marilisa Bombi

Fonte: www.Jamma.tv

 

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