Skip to main content
News

24MILA AZIENDE IN MENO NELL’ULTIMO ANNO

By 19/09/2014Marzo 15th, 2019No Comments
GIOCO, 24MILA AZIENDE IN MENO NELL’ULTIMO ANNO NEL REGISTRO ADM

CURCIO (SAPAR): «IL SETTORE RISCHIA IL COLLASSO, IL MEF ACCELERI I LAVORI SULLA DELEGA FISCALE»

 

«Non si può più aspettare, il settore degli apparecchi da intrattenimento è vicino al collasso: alle 24mila imprese che nell’ultimo anno non hanno rinnovato l’iscrizione al registro dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e che sono a forte rischio cessazione di attività, se ne aggiungeranno presto molte altre se non si interviene». È l’allarme lanciato dal presidente dell’Associazione Nazionale Sapar (Sezione apparecchi per le pubbliche attrazioni ricreative), Raffaele Curcio, dopo la diffusione dell’ultima nota predisposta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. 


«Il dato che emerge è drammatico – prosegue Curcio – e si rende ancora più urgente la revisione del settore del gioco in Italia: dal 2013 al 2014, ben 24mila aziende operanti nel comparto degli apparecchi non hanno rinnovato l’iscrizione nell’apposito registro ADM. Chiediamo al Ministero dell’Economia di dare impulso ai lavori sui decreti attuativi della Delega Fiscale coinvolgendo gli operatori e le associazioni di categoria. I dati sul settore dicono che non si può più aspettare». 

«Ai politici che insistono sull’aumento della tassazione sulle macchine da gioco, rispondiamo con l’evidenza dei dati ADM, che prevedono una riduzione delle entrate erariali del 4 per cento. Più aumentano le tasse e meno lo Stato incassa perché i margini per i gestori sono già al minimo e ridurli ulteriormente vuol dire portare molte aziende a uscire dal mercato. L’esempio emblematico è quello delle newslot. Per ogni 100 euro giocati su una macchina, 74 vengono restituiti in vincita ai giocatori e dei restanti 26 circa 13 vanno allo Stato per mezzo del Prelievo Erariale Unico, tassa che da gennaio aumenterà. Sui 13 euro che rimangono, va corrisposta la percentuale al concessionario mentre il resto è diviso tra gestore ed esercente. Tra tasse, costi di gestione e personale, e regolamenti locali “anti-gioco” per molte imprese andare avanti è ormai diventato impossibile . Bisogna intervenire subito».

Condividi