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CURCIO: BENE PARLARE DI GIOCO IN TV, MA CON DATI REALI

By 31/01/2017Marzo 15th, 2019No Comments

“Distruggere la filiera legale del gioco pubblico, colpire aziende e lavoratori onesti che producono reddito e gettito erariale, non farebbe altro che riportarci all’epoca delle bische clandestine”.

Così Raffaele Curcio, Presidente di SAPAR, l’Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative, in un articolo pubblicato oggi su La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, con riferimento a quanto detto da Fabio Fazio nell’ultima puntata di Che Tempo Che Fa.

“Va bene parlare di gioco in TV – scrive Curcio – ma senza giocare con i numeri. È stato detto che non bastano 300 metri di distanza dalle scuole per tenere alla larga i più giovani dalle slot”. “Qual è la distanza giusta? 500 metri, 1 chilometro?” – si domanda il Presidente Sapar che aggiunge: “Premesso che il gioco è sempre vietato ai minori, ha senso parlare di distanze da luoghi sensibili, come appunto le scuole, quando i giovani sono i meno interessati alle macchine da intrattenimento? A confermarlo è la recente indagine Nomisma Young Millennials. Certo, ci sono altri giochi e altri luoghi sensibili. Ma davvero vogliamo combattere fenomeni patologici illudendoci che la soluzione consista nell’introduzione di distanze fisiche quando, basta uno smartphone o un PC per collegarsi alle multinazionali delle scommesse e del poker on line?”.

“Serve un approccio nuovo, cultura e formazione. Ma soprattutto, si punti sull’innovazione” aggiunge Curcio. “Esistono meccanismi automatici di riconoscimento della maggiore età e sistemi di blocco dopo una certa quantità di tempo e denaro giocato. Le istituzioni ci consentano di introdurle. Siamo pronti a discuterne con il Sottosegretario Pier Paolo Baretta e il Ministro Enrico Costa”. Infine, l’invito ad affrontare i temi del gioco e delle degenerazioni patologiche basandosi su dati e numeri certi: “Dire che c’è un’Italia malata di gioco, senza dati precisi non è serio. Eppure si continua a dare numeri, come quelli secondo cui sarebbero almeno un milione le persone affette dalla patologia. Questo è un approccio utile a vincere la sfida degli ascolti in prima serata, non quella della riorganizzazione di un settore e della tutela delle persone più esposte” conclude Curcio.

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