News

“Le stravaganze di Monsignor D’Urso, scommette su tutti i governi ma poi perde”.

07/01/2019

Sorprendono, ma non più di tanto le esternazioni che sempre più spesso Monsignor d’Urso, presidente della Consulta nazionale antiusura riserva sui media nazionali nei confronti del gioco pubblico, auspicando la cancellazione del gioco. Tanto più che il prelato, mai disponibile ad un confronto costruttivo sui temi delle dipendenze patologiche con le organizzazioni settoriali, ignora con consapevolezza l’esistenza di una industria del gioco fatta di lavoro, investimenti e persone in carne e ossa.

[box type=”shadow”] L’accostamento che D’Urso fa del gioco è analogo a quello del diavolo, ovvero tutti gli istigatori del peccato e l’acqua santa, cioè lui.[/box]

Insomma a guardar bene un modo originale e dogmatico per non affrontare problematiche si’ esistenti sul piano sociale ma che troppo spesso vengono enfatizzate poiché contrarie ad una moralità “bacchettona” al di fuori del nostro tempo. Ebbene in questo principio d’anno paradossalmente ci troviamo d’accordo con le affermazioni di Monsignore il quale dopo aver predicato la cancellazione del gioco e aver rivolto il plauso a questo governo per l’introduzione del decreto Dignità si trova ora costretto ad un rapido dietrofront e cambiamento di rotta.

Le ragioni vengono sintetizzate in un dato essenziale confortato da studi riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale che riguardano la limitazione della pubblicità enfatizzata da Di Maio e professata da Mons. D’Urso i cui effetti di deterrenza sul gioco sono stati clamorosamente smentiti dalle cifre.  La fonte è ancora una volta l’Istituto Superiore della Sanità nel suo ultimo rapporto. Solo una insignificante percentuale di giocatori viene stimolata dalla pubblicità se non paradossalmente ottenere l’effetto contrario per chi soffre di dipendenze patologiche. Del resto non c’è bisogno di essere degli “stregoni” del marketing per comprendere che i canali di diffusione si sono così largamente modificati nel tempo da poterne controllare l’effetto.


Il punto di svolta è che Mons. D’Urso racconta anche delle bugie e per l’abito che indossa non è di esempio per il mondo cattolico e clericale quando cita cifre distorte. Ma a lui piace così. Affermare che gli italiani hanno speso nel gioco 107 miliardi significherebbe dire che nelle casse dello Stato è entrata una valanga di denaro considerando la continua vessazione a cui è sottoposto il settore. Invero mons. D’Urso omette che oltre il 70 per cento di quell’importo e’ rientrato nelle tasche dei giocatori e che sulla rimanente parte, solo una piccola porzione entra nelle casse delle imprese che investono e pagano stipendi ai lavoratori.


Ma tant’è, mons. D’Urso ha l’obbligo di mantenere una linea di coerenza che sempre più spesso confligge con la realtà dei fatti e che in questo frangente gli impone di prendersela con l’Esecutivo giallo verde sul tema della pubblicità (che per Di Maio è pura propaganda). Il secondo aspetto è ancor più grottesco quando il presidente della Consulta nazionale parla di uno Stato che per rimpinguare le casse usa il settore del gioco a scapito dei cittadini. Ebbene se n’è accorto anche lui che lo Stato utilizza il settore come fosse un bancomat dal quale attingere secondo le necessità contingenti pur di tacitare l’ira di Bruxelles. Ma non dice ancora la verità deragliando sull’argomento poiché i nuovi poveri, prossimi o futuri, non sono quelli a cui D’Urso si riferisce, piuttosto ai lavoratori del gioco pubblico ai quali non riserva alcuna parola di conforto ma che semmai preferisce ignorare come fossero solo numeri.

“Il prelievo fiscale – sostiene il prelato – non produrrà  la riduzione dei punti gioco” e dunque sarebbe necessario aggiungere come più volte sostenuto, che la vera natura del problema ruota attorno ad un errato approccio metodologico nell’affrontare con consapevolezza i problemi delle dipendenze patologiche che non si risolve con l’aumento indiscriminato della tassazione a carico delle imprese.

[box] Al riguardo sarebbe opportuno ricordare che sebbene questo elemento abbia determinato la chiusura di numerose attività non ha modificato il monte complessivo nel settore del gioco. Alla luce di queste considerazioni il prelato diventa quasi eretico nei confronti del governo che a suo dire attraverso l’ultima Manovra “agisce a favore dell’industria del gioco”.[/box]

Non vorremmo andare oltre poiché si nega l’evidenza di una pressione fiscale esercitata in maniera scriteriata ma prendiamo atto che tra qualche settimana anche la storiella del “distanziometro” e della sua perfetta inutilità trovi mons. D’Urso d’accordo e in linea con le nostre posizioni.

Vorrà dire che il mondo sta cambiando vorticosamente.

l’intervento del monsignore lo trovate qui:

Condividi

I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare in maniera diretta i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.