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DIpendenze adolescenti italiani: il gioco all’ultimo posto

12/04/2019

Gli adolescenti italiani hanno problemi di dipendenze. L’11% degli studenti tra i 14 e i 17 anni è un fumatore e 1 su 3 ha fatto uso almeno una volta di una sostanza psicoattiva illegale, cioè ha fatto uso di droghe.
L’allarme è lanciato da Roberta Pacifici, Direttore del Centro Nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità, che nel corso del forum “Un Check-up per l’Italia”
ha definito il rapporto dei giovani italiani con le droghe una vera e propria emergenza.
A questo si aggiunge il problema del consumo di alcol: l’Emcdda (Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze) afferma nel suo bollettino annuale sulle dipendenze che circa il 37% degli adolescenti europei fa abuso di sostanze alcoliche e con l’Italia che si posiziona al vertice di tutte le classifiche europee sui consumi di queste sostanze tra i giovanissimi.
Interogata sul rapporto dei giovani con il gioco Pacifici ha risposto che la ludopatia occupa l’ultimo posto tra le dipendenze dopo tabacco, droghe, doping alcol e disturbi del comportamento alimentare (come anoressia o bulimia). La direttrice dell’ISS ha anche sottolineato la stretta correlazione tra il rapporto problematico con il gioco e quello con le dipendenze da alcol o droghe.


Di fronte a questo scenario preoccupante disegnato chiaramente dallo stesso Ministero della Salute, noi operatori del settore gioco non possiamo fare a meno di esprimere il nostro dissenso e il nostro stupore di fronte alla palese disparità di trattamento nei confronti del gioco rispetto alle dipendenze che rappresentano delle vere e proprie emergenze sanitarie, specialmente se parliamo di giovani e giovanissimi che rappresentano il nostro futuro.

Infatti, a giudicare dagli sforzi politici e mediatici messi in campo contro il gioco, sembra ci sia una assurda inversione delle gerarchie nell’ambito delle emergenze sanitarie da affrontare.
Noi non crediamo nelle misure proibizionistiche. Studi sociologici e scientifici, ma soprattutto la storia, hanno ampiamente dimostrato che il proibizionismo non è la soluzione.
Crediamo però, alla luce dei dati e dei fatti, che uno stato abbia il dovere di affrontare i problemi con i giusti strumenti, nelle giuste misure e con le dovute priorità. E i dati ci dicono che il gioco occupa l’ultimo posto tra le dipendenze, anche tra i giovani, confermando i dati riferiti alla classifica delle dipendenze degli italiani, tema che abbiamo più volte affrontato, anche in risposta alle dichiarazioni del ministro Di Maio.

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