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Il gioco legale, tra proibizionismo di facciata e contrasto alle ludopatie

16/04/2019
proibizionismo gioco patologico

Siamo sicuri che il proibizionismo possa costituire il vero antidoto per contrastare il gioco patologico ? L’argomento è diventato elemento di confronto e di contrapposizione su linee di pensiero differenti quando sul tavolo si affronta il grande tema del gioco legale in italia che molto spesso si trasforma nel più classico del gioco delle tre carte. E a farlo è il governo italiano. Il settore del gioco legale rappresenta per il nostro Paese oltre l’1% del prodotto interno lordo nazionale con un introito annuo per l’Erario che si attesta intorno ai 10 miliardi di euro. Un gettito fiscale che nei mesi addietro ha visto l’inasprimento della tassazione per effetto degli aumenti imposti dal Governo per finanziare la finestra pensionistica dei Quota 100 e il Reddito di Cittadinanza. Eppure sul gioco legale, la cui filiera rappresenta per fatturato la terza industria italiana, si abbattono gli strali del M5s e del tacito assenso della Lega, a seguito dell’approvazione del Decreto Dignità i cui effetti stanno costando all’Erario più di 2 miliardi persi che si aggiungono agli oltre 150.000 posti di lavoro a rischio. Fino a questo punto il ragionamento è di evidente natura economico-finanziaria nella contraddittoria e ipocrita posizione che se da una parte si intende drasticamente ridimensionare il sistema del gioco legale per contrastare il gioco patologico dall’altra il comparto consente allo Stato di far cassa. Ma siamo davvero sicuri che il proibizionismo sia la via più giusta per prevenire le dipendenze dal gioco patologico ? A giudicare dai numeri si direbbe proprio di no. Prendendo come riferimento lo scorso mese di marzo l’unico comparto in flessione sarebbe quello delle scommesse sportive con una spesa in calo di oltre il 4 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Da inizio 2019 il settore Betting ha però fatto registrare ricavi in aumento dell’1,4% rispetto a quanto speso dai giocatori nel primo trimestre 2018. Da segnalare la crescita delle scommesse raccolte tramite le piattaforme online: la spesa di marzo ha superato i 59 milioni di euro con un incremento di 8 milioni circa rispetto a marzo 2018. I dati sono riferiti a sistemi e piattaforme del gioco legale, molto floridi sono i canali illegali nei confronti dei quali il proibizionismo produce lo stesso effetto del divieto di alcolici ai tempi di Al Capone in America. Nel dato aggregato dei primi tre mesi dell’anno le scommesse online hanno registrato un balzo di 10 punti percentuali rispetto al primo trimestre dello scorso anno, 72,6 sono invece i milioni di euro spesi a marzo dai giocatori nei “casinò online”, del quale fanno parte tutti i giochi da casinò, partendo dalle slot online fino ad arrivare ai giochi da tavolo in streaming. In questo caso ci troviamo di fronte ad una considerevole crescita pari al 20% rispetto al marzo dello scorso anno. Nel primo trimestre 2019 invece, il segmento di casino online ha fatto registrare una spesa complessiva di oltre 200 milioni di euro per una crescita del 17,5% rispetto allo stesso periodo 2018. Nel frattempo, mentre la politica applica restrizioni al comparto del gioco legale attraverso il Decreto e i distanziometri gli italiani spendono in giochi e scommesse circa l’1,85% del proprio reddito, con la maggiore incidenza registrata in Campania. In valore assoluto le entrate dello stato si attestano a 1,36 miliardi di euro per l’intero comparto. A farla da padrone con oltre 1 miliardo contribuiscono Slot e Videolottery, segue il gioco del Lotto ed i concorsi a pronostico con oltre 178 milioni, la parte restante se la contendono le lotterie istantanee seguite da giochi e scommesse venduti tramite il canale terrestre e telematico.

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