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Gioco, la spesa degli italiani in linea con l’Europa

30/04/2019
quanto spendono gli italiani al gioco

Quanto spendono gli italiani al gioco ? Il tema di questi tempi è tornato ripetutamente alla ribalta per effetto delle numerose leggi regionali copia e incolla, nate con l’obiettivo di contrastare le ludopatie ma la cui efficacia, in assenza di una regolamentazione nazionale preannunciata e mai attuata, è ancora tutta da dimostrare, se non affidata a ipotesi sugli effetti e sulle applicazioni di divieti che prevedono distanze e orari di apertura dei luoghi ove si pratica il gioco fisico, ignorando la spesa degli italiani sul gioco online e sul mercato parallelo del gioco illegale. Il mercato della fortuna attorno al quale l’Italia costruisce il suo welfare, che a sua volta si alimenta degli introiti da esso derivanti, sta vivendo un’attenzione politica senza precedenti da parte del governo a matrice pentastellata il quale da una parte inasprisce il gettito fiscale in danno degli operatori della filiera e dall’altra tende a limitare, se non a cancellare il gioco di Stato. il Governo puntando sulla spesa degli italiani che tentano la fortuna al gioco ha reso sempre più attuale l’ossimoro di limitazione del gioco e la salvaguardia dell’entrate erariali che se non ci fossero, in presenza di una politica proibizionista, imporrebbero manovre di assestamento di bilancio per circa 30 miliardi di euro. Lo stesso governo in materia di spesa sul gioco ha contestato i dati resi noti dall’Istituto Superiore di Sanità che nell’ottobre scorso ha stimato in circa 1,5 mln gli italiani a rischio ludopatia, un dato perfettamente in linea con gli altri Paesi europei ma che evidentemente non è piaciuto al governo giallo verde al quale è venuto meno uno degli elementi caratterizzanti della propria campagna elettorale. Eppure in termini di spesa sul gioco l’incrocio tra i dati dell’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, fornisce elementi esaustivi dai quali emerge un dato certo: gli italiani spendono mediamente in giochi e scommesse l’1,86 % del proprio reddito, che equivale grossomodo a un euro al giorno, con oscillazioni in aumento nelle regioni del Mezzogiorno e percentuali molto più basse al nord, vedi il Trentino Alto Adige. Nulla di allarmante rispetto alle cassandre che allestiscono campagne ideologiche volte a demonizzare il gioco e ad immaginare scenari catastrofici eludendo il dato che su oltre cento miliardi di raccolta annua il 70 % rientra in vincite nelle tasche dei giocatori. Si prenda ad esempio la battaglia attuata a colpi di distanziometro sulle slot alle quali chissà per quale ragioni si attribuiscono le principali cause delle ludopatie e si scopre che ogni italiano spende in slot e Vlt l’1,1 % del proprio reddito, vale a dire meno di 20 euro al mese. I dati dimostrano come il decreto Dignità che ha imposto il divieto di pubblicità sul gioco si riveli uno strumento di propaganda del tutto inefficace in riferimento ad una spesa sulle scommesse sportive che ha un impatto sul reddito dello 0,1 % annuo e che in soldoni si aggira intorno ai 17 euro.

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