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Distante: “D’Urso diffonde dati falsi, ignora imprese e lavoratori”

04/06/2019

“La posizione di mons. D’Urso, presidente della Consulta Nazionale Antiusura, a poche ore dalla votazione alle modifiche della legge regionale in materia di gioco pubblico  è strumentalmente finalizzata a generare  confusione in un settore gravemente provato dalla legiferazione selvaggia”.

“Ricordo al presidente della Consulta che continua a diffondere dati non veritieri – scrive il presidente  Sapar Domenico Distante -,  che la materia trattata in modo  superficiale meriterebbe maggiore dignità essendo parte integrante di un articolato tessuto sociale ed economico.  D’Urso dimentica che da una parte vi sono le imprese che operano nel pieno rispetto delle regole,  sottoposte al rigoroso controllo degli organi di Stato, dall’altra migliaia di lavoratori della filiera che rivendicano legittimamente piena tutela occupazionale.

Ci sorprende che mons. D’Urso nei suoi indiscriminati attacchi non faccia il benché minimo riferimento a questioni più dirimenti e opportune,  ignorando faziosamente che il settore del gioco pubblico contribuisce in modo significativo ad alimentare le risorse finanziarie per il welfare nazionale. Purtroppo constatiamo che il presidente della Consulta, il quale risulta essere beneficiario di fondi pubblici,  sia un infaticabile manipolatore di informazioni che utilizza  a suo esclusivo vantaggio poiché l’assioma usura-gioco d’azzardo è il leit motiv utilizzato da mons. D’Urso per ottenere più fondi, che vorremmo ricordare, vengono alimentati  dalle imposte e dalla tassazione proveniente anche dal gioco di Stato.

Il quadro drammatico sulle ludopatie tracciato dal prelato ingigantisce e dilata la realtà dei fatti che andrebbe ridimensionata sia sui numeri che su altri aspetti quand’anche non supportati da alcun elemento scientifico.  Appare senza alcuna fondamenta, ad esempio,  il principio che il proibizionismo, i divieti e i distanziometri  producano  effetti di contenimento e di contrasto alle ludopatie. mons. D’Urso si  tiene ben lontano  dai rapporti pubblicati dall’Istituto Superiore della Sanità e quelli resi noti di recente da Eurispes. Dimentica l’allarme lanciato da magistrati e procuratori sugli effetti della mancata regolamentazione del settore e dimentica pure cosa sta accadendo nelle regioni dove queste leggi sono in vigore e dove il gioco di Stato si trasferisce nelle mani della criminalità organizzata che utilizza l’usura come strumento coercitivo. Quella stessa criminalità che il presidente della Consulta dice di combattere ogni giorno.

Prendiamo solo atto che Mons. D’Urso persevera in una visione  manichea del problema,  da campione di moralismo quale vorrebbe assurgere,  dimenticando dolosamente che la realtà di chi fa impresa è  diversa dall’aria che si respira nelle sagrestie. Far passare il gioco di Stato come il peccato originale è fuori tempo e anacronistico così come la totale deresponsabilizzazione di un prelato nei confronti di chi quotidianamente deve preoccuparsi di tutelare la propria azienda fra tanti sacrifici e salvaguardare il lavoro  dei propri dipendenti”.  

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