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Libro Blu, il gioco online sostituisce il gioco fisico. Ma questo ha un prezzo

07/08/2019

Nel 2018 in italia per il terzo anno consecutivo è scesa la spesa nel gioco fisico e aumentata quella nell’online.


E’ quanto emerge dal Libro Blu 2018 di ADM: lo scorso anno le giocate via internet hanno infatti pesato per il 29,4% rispetto al totale, con una crescita che sembra inarrestabile.
Nel triennio il gioco online è cresciuto del 7,3%, a discapito ovviamente di quello fisico.


Questi sono chiaramente gli effetti dei decreti espulsivi del gioco dal territorio e della riduzione dell’offerta fisica di gioco, che produce uno spostamento della domanda dai canali fisici ai canali digitali.


Le nuove frontiere della tecnologia e le abitudini dei giocatori che ovviamente cambiano e si evolvono nel tempo di pari passo con i tempi, hanno però un costo e questo lo pagano le aziende e i lavoratori.


Quando si parla di gioco fisico infatti bisogna considerare degli aspetti che hanno impatti positivi e vitali per il tessuto economico e sociale. Attorno al gioco fisico gravitano aziende, lavoratori, un indotto economico rappresentato dai servizi e dai fornitori delle aziende de gioco fisico.
Un intero ecosistema produttivo e reale che esiste solo ed esclusivamente grazie al gioco fisico e che viene cancellato totalmente nel passaggio all’online, dove troviamo piattaforme che non creano alcun tipo di ricchezza in termini di lavoro e di benefici per le imprese orbitanti nel sistema gioco.


Inoltre il livello di controllo e di capacità di monitoraggio sia del gioco che dei flussi di denaro, che il gioco fisico garantisce non è minimamente paragonabile alla giungla della rete.


Assistere alla inarrestabile crescita dell’online a discapito del gioco fisico ha un costo.


E questo costo di certo non lo paga lo Stato che nel 2018 a fronte di una riduzione del apparecchi ha incassato di più, la cifra record di 10,4 miliardi rispetto ai 10,3 del 2017, con un livello di tassazione che ha raggiunto il 55%. Una tassazione unica nel suo genere alla quale vanno aggiunte le imposte versate da concessionari, esercenti e gestori, quest’anno ancora superiori visto che nel Decreto Dignità il PREU è stato portato al 19,5% e al 6,25% per le VLT ( fonte Agimeg ).

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