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Contrazione gioco in Piemonte. I dati nazionali non danno ragione al distanziometro

08/08/2019

Si fa un gran parlare della contrazione del gioco in Piemonte in ragione dei dati diffusi dai Monopoli di Stato. E sembra che il trionfalismo utilizzato dai numerosi esperti del settore, manifesti l’esaltazione dei provvedimenti restrittivi imposti dalle varie leggi regionali che in materia di prevenzione delle ludopatie, con il sistema del copia e incolla, adottano gli stessi strumenti: distanziometro e rimodulazione degli orari di apertura dei luoghi ove esercitare il gioco di Stato nonostante il distanziometro sia stato ampiamente rimesso in discussione circa la sua reale e concreta efficacia.

L’esempio calzante è quello fornito da Paolo Jarre, della Società Tossicodipendenze Piemonte e Valle d’Aosta, il quale è pienamente convinto dell’efficacia della legge regionale del Piemonte che evidenzia alcuni dati, ignorandone altri non verificabili se non attraverso le cronache quotidiane dei sequestri di apparecchi illegali.

Ovviamente la manipolazione delle cifre fornite e in particolare la chiave interpretativa di alcuni elementi sostanziali consente a chiunque di tirare l’acqua al proprio mulino a seconda delle circostanze e della convenienza. Sebbene la riduzione della spesa (riferita al Piemonte) a cui fa riferimento Jarre è direttamente correlata con la riduzione degli apparecchi da gioco, l’aumento del gioco online (più contenuto in Piemonte rispetto al resto d’Italia ma con una variazione poco significativa) non è esaustivo nel confutare la tesi dell’effetto “rimbalzo” e della correlazione esistente tra gioco fisico e gioco online. Jarre ignora che qualsiasi riduzione in termini di spesa corrisponde ad un trasferimento della massa di denaro nella casse delle organizzazioni criminali piuttosto che la migrazione dei giocatori in regioni limitrofe.

Nessun principio dissuasivo se si persevera nel voler dimostrare che una contrazione degli apparecchi di gioco possa determinare una riduzione dei giocatori. Tanto più che i dati riferiti al 2018 evidenziano non solo una crescita complessiva del gioco fisico totale in Italia, ma il gioco con apparecchi fisici non subisce sostanziali variazioni nonostante in altre regioni siano in vigore leggi specularmente analoghe. Di per se’ questo particolare sarebbe sufficiente per smontare la tesi dei sostenitori del distanziometro, strumento sicuramente punitivo per l’espulsione del gioco legale e Il trasferimento in altre mani. Come conseguenza diretta il travaso di risorse finanziarie che non entrano nelle casse dello Stato provocano inevitabili squilibri sul sistema delle entrate fiscali.

E’ evidente che la raccolta fisica in Piemonte ha registrato una flessione i cui termini potrebbero ampiamente rientrare in uno scostamento fisiologico sebbene la comparazione non dovrebbe limitarsi a soli due anni ma ad un arco temporale più ampio. Di per se’ la faziosità delle considerazioni di Jarre mirano esclusivamente a dimostrare ciò che non è. Lo stesso ragionamento potrebbe essere speculare (e falsato) se si vietasse la vendita di alcolici nei supermercati, avremmo un crollo significativo dei consumi e quindi della spesa. Questo non significa che avremmo risolto il problema della dipendenza dall’alcool materia che alla pari del gioco patologico meriterebbero interventi di altra natura.

Ciò che lascia stupefatti è la considerazione sul trasferimento di denaro su altre tipologie di gioco offline in Piemonte dove si registra una variazione maggiore rispetto ad altre regioni d’Italia. E qui la differenziazione secondo Jarre è insignificante dal punto di vista clinico poichè lo stesso Jarre attribuisce maggiore pericolosità agli apparecchi automatici di gioco rispetto a tutte le altre forme di intrattenimento creando una banale parcellizzazione del danno. Come dire che il tabacco di una marca di sigarette induce meno dipendenza di un altro. Sicuramente l’analisi non farebbe una grinza se tutto fosse considerato con la necessaria onestà intellettuale. Ma comprendiamo bene che l’esperto evita accuratamente di toccare le zone d’ombra che sono rappresentate dalla diffusione del gioco illegale i cui dati non sono noti ma rappresentano causa di compensazione dall’incremento di quei fatturati e dai numerosi interventi della guardia di finanza in materia di sequestri operati nel corso di questi mesi.

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