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I dubbi sui dati della propaganda anti-gioco del PD in Piemonte.

22/11/2019

Ieri 21 Novembre sulla pagina facebook Gruppo PD del Piemonte è partita una campagna social anti-gioco, volta a difendere la legge regionale che ha di fatto riportato in vigore il proibizionismo e il sistema gioco agli anni in cui era totalmente non regolato e in mano all’illegalità. Lo fa con un post in cui vengono riportati dati tutti da verificare, non essendoci le fonti, e totalmente distaccati dalla realtà per quanto riguarda le somme non reinvestite in altri giochi. Avrebbero dovuto aggiungere non reinvestite in altri giochi LEGALI.

Si, perchè stando a quanto afferma il rapporto EURISPES dedicato proprio agli effetti della legge espulsiva in Piemonte ( QUI LA RICERCA COMPLETA ) “Le leggi della domanda e dell’offerta inducono a ritenere che difficilmente dal territorio piemontese potrà evaporare una quota così rilevante di consumo di gioco (circa 2 miliardi di euro). Le politiche che, di fatto, espellono dal mercato legale quote rilevanti o, come nel caso dello scenario piemontese, maggioritarie della propensione al gioco, rappresentano, quindi, una vera manna per il malaffare.”

È di indubbio interesse – sottolinea il rapporto – quanto evidenziato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino, appositamente interpellato dall’Eurispes, riguardo alle violazioni e sistemi di frode rilevati nel segmento degli apparecchi da gioco.

Dall’attività di controllo sul territorio della provincia di Torino, sono infatti emersi i seguenti sistemi illeciti:

  • forme di gioco irregolare, ossia di raccolta non registrata nei contatori degli apparecchi, con la conseguente sottrazione di base imponibile ai fini del prelievo erariale unico (PREU) e delle imposte dirette. In particolare, è emersa l’esistenza all’interno dei cabinet di numerosi apparecchi, di dispositivi (hardware e software) che permettono di gestire una modalità di gioco alternativa a quella lecita, omettendo l’invio dei dati alla rete telematica gestita dallo Stato, con conseguente evasione. Ciò risulta possibile grazie all’inserimento di una “doppia scheda” di gioco, opportunamente occultata all’interno di un doppio-fondo posto alla base dell’apparecchio, che rileva le giocate illecite non comunicate alla rete telematica di ADM, nonché al permanere negli apparecchi così detti AWP di una tecnologia che, operando con la scheda di gioco all’interno dell’apparecchio, non sfrutta le potenzialità di controllo garantibili con la connessione online real time alla rete telematica;
  • congegni vietati e integralmente illegali tramite alterazione/manomissione e inserimento di gioco illecito in videogiochi meno recenti e attivati con svariate modalità: a mezzo radiocomando in possesso dell’esercente, o attraverso una combinazione di tasti.

Spiega il Comando Provinciale della Guardia di Finanza: “In tutti questi casi, naturalmente, saranno danneggiati, oltre all’erario, anche il giocatore spesso ludopatico, che non avrà alcuna garanzia sulla regolarità del gioco, sulle probabilità di vincita, e sul rapporto di cash-out erogato dal dispositivo, che, di norma, sono sempre a vantaggio dei componenti del sodalizio criminoso”.

La modalità illegale di offerta di gioco con vincita in denaro che si sta imponendo, è stata ampiamente riscontrata anche sul territorio regionale, grazie ad una imponente indagine condotta dalla DDA di Torino, che ha portato alla luce le attività illecite di un’articolazione della ‘Ndrangheta, operante prevalentemente nel capoluogo.

Il profilo che emerge con chiarezza, è l’impatto della legislazione regionale piemontese in materia di gioco d’azzardo sugli affari dell’associazione criminale. Si evidenzia, infatti, che gli apparecchi da gioco illegali funzionano nonostante il divieto regionale e vanno a coprire la domanda di gioco in territori lasciati scoperti dall’offerta pubblica che si è fortemente ridotta.

Inoltre nonostante questa diminuzione dell’offerta, l’Eurispes ha calcolato che nel primo anno di piena applicazione delle misure contenute nella legge 9/2016 (compressione degli orari di gioco e applicazione del “distanziometro”), ovvero nel 2018, i volumi di gioco dei cittadini piemontesi, sono, in realtà, aumentati.

I cittadini che hanno consumato gioco pubblico in Piemonte durante il 2018, hanno effettuato “giocate” per 103.508.278,72 euro in più rispetto al 2016. Se è vero che la “spesa”, nel 2018, è scesa di circa 148 milioni di euro per la diminuzione del gioco con le AWP, che hanno un payout assai inferiore rispetto all’online, è altrettanto vero che, comunque, nel 2018 in Piemonte si è “giocato di più”. Per quanto riguarda invece i presunti benefici per i soggetti ludopatici i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, evidenziano le predilezioni dei giocatori “sociali” e di quelli “problematici”, relativi alla “vicinanza” o alla “lontananza” dei punti di giochi dall’abitazione e del posto di lavoro, e il valore che le due categorie attribuiscono alla “riservatezza”.

L’11,3% dei giocatori “problematici” preferisce giocare in luoghi lontani da casa, contro il 2,5% di quelli “sociali”, e il 10,7% dei “problematici” ha una predilezione per gli esercizi che garantiscono maggior privacy, rispetto all’1,5% dei giocatori “sociali”. Dunque, il giocatore problematico ricerca luoghi lontani che garantiscono privacy e che, in qualche misura, occultano la loro condizione di giocatori, conseguentemente, si può affermare che il distanziometro non mitiga la pulsione al gioco dei giocatori problematici o patologici. 

Quali sono quindi i risultati reali di queste politiche? Volumi di gioco sostanzialmente invariati, trasferimento del gioco su canali illeciti e non controllati con evasione fiscale alle stelle e perdite enormi per le entrate dello Stato , aziende legali e controllate messe in ginocchio, perdite occupazionali e ZERO BENEFICI PER I GIOCATORI PROBLEMATICI.

 

 

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