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Guerreschi (Siipac):“Basta con il proibizionismo sul gioco pubblico. Serve prevenzione e formazione, non divieti”

26/11/2019
gioco dipendenze

“Basta con il proibizionismo sul gioco pubblico. Serve prevenzione e formazione, non divieti”. Così Cesare Guerreschi, Psicologo, Fondatore e Presidente Siipac nel corso del convegno organizzato dall’Istituto Milton Friedman a Mestre, dal titolo “Gioco patologico e gioco irregolare. La nuova legge regionale del Veneto”.
La S.I.I.Pa.C, Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive, è stata la prima struttura in Italia a porsi l’obiettivo di studiare ed approfondire il fenomeno del Gioco d’Azzardo Patologico, al fine di offrire un efficace programma d’intervento non solo a chi ne era colpito ma anche ai familiari.
Il prof. Guerreschi, si era già espresso in precedenza sull’inefficacia del proibizionismo dichiarando che “si è fatto molto per quanto concerne i divieti, ma molto poco per quanto riguarda la cosiddetta educazione dei cittadini in merito. A tal proposito si è parlato in questi ultimi tempi molto di gioco patologico e più correttamente di disturbo da gioco d’azzardo patologico che risulta tra tutte quella che colpisce meno persone, ma troppo poco si parla delle altre dipendenze. Citiamo alcune di queste dipendenze: secondo l’Istat quella da fumo colpisce 10.300.000 di persone, sempre secondo l’Istat quella da alcool 8.265.000, secondo telefono azzurro la dipendenza da social networks colpisce 6.300.000 italiani e quella da smartphone 3.400.000, mentre secondo La Stampa le droghe affliggono 4.000.000 di cittadini del nostro Paese, secondo il Giornale lo shopping compulsivo riguarda 2.750.000 soggetti, secondo Repubblica la dipendenza da sesso riguarda 1.500.000 italiani infine ultima la dipendenza da gioco che secondo il CNR affligge 400.000 soggetti dei quali 13.000 sono in cura. È pertanto evidente che le politiche dei divieti e basta non portino i loro frutti in nessuno di questi casi e che molto impegno però sia già stato speso per contrastare il gioco d’azzardo mentre come dimostrano le cifre poco è stato fatto negli altri casi. Il nostro auspicio -conclude Guerreschi – è che si intensifichino le campagne di informazione e che molto di più si possa investire sulla formazione di operatori e personale dei vari settori interessati così come nella cura.” ( fonte )
Una ulteriore testimonianza, autorevole e specialistica, su quanto l’approccio espulsivo del gioco legale non porti benefici al giocatore patologico. Informazione, formazione e costante monitoraggio sono gli strumenti per affrontare le patologie e tutto questo non è possibile se non grazie ad un sistema di gioco regolato e controllato, senza disomogeneità sul territorio e che tuteli davvero il giocatore.

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