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Provincia di Trento: “a lavar la testa all’asino si perde tempo, acqua e sapone”.

23/12/2019

La scorrettezza istituzionale del signor Alex Marini, consigliere a 5 stelle della Provincia di Trento, che vorrebbe si negasse l’incontro di una delegazione Sapar con il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, in ordine alle numerose problematiche sorte nelle more dell’applicazione della legge provinciale sul Gioco, non meriterebbe di essere raccolta se non altro perché Marini ignora cosa siano le lobby, di come operano questi gruppi di potere e di quali interessi economici e finanziari siano portatori. Ancora una volta lo si fa, aggiungiamo, perfettamente in linea con i leader nazionali del Movimento.

Non certo siamo noi semplici contribuenti ridotti dal governo rosso-pentastellato al miserabile rango di bancomat di Stato. Oltretutto egli stesso, cioè il Marini, avrà maturato nei suoi anni di studio una concezione atipica e parafascista dei principi sui quali si fonda la democrazia, di cos’è il confronto e la dialettica, ovvero la capacità di ascolto, che dovrebbe essere insita in coloro che rappresentano la cittadinanza in nome del popolo e per il popolo. Occorre ricordare sempre al Marini (M5S) che quel popolo non è unicamente composto dai tastieristi della piattaforma Rousseau ma da ben altro e che esiste tutto un mondo intorno.

Confondere una Associazione che rappresenta un settore specifico del gioco pubblico, ovvero quello degli apparecchi da intrattenimento, composto da migliaia di piccole e medie imprese e dunque di lavoratori in carne e ossa fa specie. Ma vale la pena ricordare al consigliere pentastellato che il gioco pubblico è il principale settore che garantisce allo stesso Marini e ai suoi colleghi di governo introiti tali da garantire le copertura di spesa per finanziare il reddito di cittadinanza.

Sarebbe sufficiente questa considerazione per qualificare l’atteggiamento pregiudizievole del personaggio, la sua valenza e soprattutto la sua sgarbatezza istituzionale in un ruolo che mal gli si addice alla pari di un abito più grande di cinque taglie. Il pensiero di Marini che esorta il presidente della Provincia di Trento a non ricevere i rappresentanti di Sapar è talmente minuscolo dal non farci desistere dall’intento nell’ambito del ruolo che intendiamo portare avanti. Che di par nostro, e non da ieri, è quello di tutelare gli interessi dei lavoratori e di una platea composta da migliaia di gestori di piccole e medie imprese nonché di esercenti gravemente colpiti da una ridicolo groviglio di regolamenti regionali, provinciali e comunali disomogenei sul territorio nazionale ma che in egual misura intendono affermare il principio di utilità del distanziometro quale mezzo di limitazione e di contrasto delle ludopatie.

Nulla di più errato rispetto a quanto ribadito più volte da autorevoli fonti istituzionali, da studi di settore e Istituti di ricerca. Nel nostro dna vi è sempre l’intento di costruire nell’interesse collettivo attraverso il dialogo e il confronto. Anche quando, come si suol dire a qualche centinaio di chilometri a sud di Trento, “a lavar la testa all’asino si perde tempo, acqua e sapone”.

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