News

San Donà di Piave, discriminazione grave per esercenti gioco legale

21/07/2020

Negli ultimi anni il Comune di San Donà di Piave, attraverso l’azione normativa definita nel regolamento comunale in materia di gioco, ha portato avanti una condanna incondizionata nei confronti del settore del gioco pubblico finalizzata ad estromettere dal territorio le attività del comparto.

Un processo legislativo che ha prodotto, a livello strutturale, una condizione diseconomica che disincentivasse qualsiasi iniziativa imprenditoriale legata alla filiera del gioco legale. L’applicazione ostativa del regolamento comunale si è concretizzata principalmente su due piani d’intervento: l’applicazione retroattiva del distanziometro e il divieto delle concessioni di occupazione di suolo pubblico.

Il Comune, pur uniformandosi alla Legge Regionale Veneto nr.38/2019 che ha ridotto i limiti distanziometrici a 400 metri, ha fatto valere la retroattività della restrizione applicandola anche alle licenze già esistenti. La disposizione così definita contravviene sia alla legge regionale che al principio della tutela delle attività esistenti presente nell’Accordo siglato in Conferenza Stato-Regioni il 7 settembre 2017. Entrambe soluzioni nate da un dialogo collaborativo tra istituzioni e associazioni di categoria, volto a coniugare le esigenze di tutela della salute pubblica con la salvaguardia delle realtà produttive del comparto. L’interpretazione della Giunta comunale, in netta antitesi con questo principio, dimostra un approccio viziato dal pregiudizio ideologico che ignora gli effetti espulsivi che la retroattività del distanziometro ha prodotto ovunque sia stata applicata, colpendo il sistema del gioco pubblico con importanti ricadute sul piano occupazionale. Infatti, il comune denominatore di ogni politica proibizionista è rappresentato dal trasferimento della domanda di gioco verso quelle alternative che operano fuori dagli schemi regolamentati, favorendo l’espansione del sistema illecito.

L’amministrazione comunale di San Donà di Piave, già nel 2016, aveva incrementato la sua azione repressiva nei confronti del gioco legale vietando il rilascio di concessioni di occupazione di suolo pubblico a tutti quegli esercizi che detenevano all’interno del proprio locale apparecchi da divertimento e intrattenimento. Nella fattispecie l’art. 16 comma 1 del regolamento comunale fa riferimento alle tipologie di giochi disciplinate dall’art. 110 commi 6 o 7 del TULPS. Gli apparecchi, così definiti dall’art. 110 comma 7, sono giochi che afferiscono alla sfera ludica del puro intrattenimento senza vincita in denaro, fruibili prevalentemente da un pubblico non adulto e attraverso i quali il giocatore può esprime la sua abilità fisica, mentale o strategica. Sono inclusi in questa tipologia di gioco: gru o pesche verticali/orizzontali di abilità, tiri al bersaglio, calciobalilla, flipper, freccette ecc. Pertanto, in osservanza del regolamento comunale, se un locale, ad esempio un bar, ha al suo interno un gioco di pesca verticale “acchiappa peluche” o un classico flipper, gli viene precluso in automatico il rilascio della concessione di occupazione di suolo pubblico. Agevolazione invece fondamentale affinché i titolari di pubblici esercizi possano ampliare la superficie destinata alla clientela, garantendo il rispetto del distanziometro sociale. Un atto discriminatorio perpetrato ai danni di quegli esercenti “colpevoli” di aver introdotto, all’interno dei locali, innocui passatempi che nulla hanno in comune con i rischi legati ai fenomeni di abuso del gioco. Forme ludiche con una storia radicata nella tradizione italiana che ancora oggi, nonostante i progressi tecnologici, rappresentano un’occasione di svago, un’opportunità di convivialità e socialità al centro dell’esperienza di intrattenimento. L’avversione fobica della Giunta comunale nei confronti del sistema del gioco legale, ha inglobato attraverso l’esuberanza normativa il settore dell’Amusement che rappresenta l’intero mondo del divertimento.

Un’azione politica fondata su basi fortemente ideologiche, completamente sganciata dalla realtà, in cui il gioco, in tutte le sue componenti, viene considerato come il male assoluto da estirpare dalla struttura sociale. Per di più, il Comune ha sempre declinato le richieste di un tavolo di confronto promosse dalle associazioni di categoria, una totale mancanza di disponibilità che nega aprioristicamente ogni tentativo di dialogo. Probabilmente, il rischio che le barriere rette sul terreno dell’ideologia possano crollare sotto i colpi di argomentazioni ponderate e attinenti alla realtà oggettiva, neutralizza la disposizione politica a correggersi senza perseverare nei propri errori.

La logica distruttiva e demolitrice del Comune di San Donà invece ha l’obiettivo di marginalizzare il comparto del gioco pubblico e di legittimare, manipolando le percezioni e il pensiero dell’opinione pubblica, gli attacchi discriminatori verso i lavoratori del settore.

Condividi