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Lazio: anche Eurispes contro il distanziometro

19/07/2022

gioco legale distanziometro

Il rapporto tra legalità e gioco è sempre molto attuale e può avere delle ricadute anche in ambito occupazionale. In un articolo a firma di Chiara Sambaldi e Andrea Strata dell’istituto di ricerca Eurispes il focus riguarda la situazione che si sta vivendo in queste ore nella regione Lazio.

“Gli effetti prodotti dalle chiusure della rete legale di raccolta di gioco durante il periodo pandemico – scrivono – hanno già offerto una risposta agli interrogativi che si pongono in vista dell’entrata in vigore di alcune normative regionali che sono finalizzate al contrasto delle dipendenze patologiche connesse al gioco d’azzardo ma che si traducono, nei fatti, in un indebolimento, fino alla chiusura, degli esercizi che offrono gioco pubblico nei territori urbani”.

Questo effetto collaterale si nota soprattutto in riferimento alla legge regionale del Lazio n. 5/2013: con l’entrata in vigore del distanziometro regionale alla fine del mese di agosto 2022 le ricadute occupazionali riguarderanno circa 13.000 lavoratori. Un numero elevato che, come associazione di categoria, non possiamo accettare.

Oltre al grave problema occupazionale, l’entrata in vigore del distanziometro avrebbe ricadute anche sulla degenerazione criminale: “L’applicazione del distanziometro regionale come disciplinata dalla legge laziale porterebbe ad uno spazio di insediabilità dell’offerta legale di gioco nel territorio di Roma Capitale pari allo 0,7%” scrivono da Eurispes.

Come spesso abbiamo avuto modo di sostenere, limitare il gioco pubblico legale di Stato non fa altro che allargare le maglie alla criminalità e al gioco illegale, un settore dove i controlli non esistono. Su questo troviamo parere favorevole anche dalle parole dell’istituto di ricerca: “Se quindi il sistema del gioco legale si caratterizza per essere un sistema regolamentato e controllato, lo stesso dovrebbe essere rafforzato in termini di ulteriori misure di protezione dai rischi degenerativi e di infiltrazione e non indebolito sui territori (anche con strumenti come il “distanziometro”), lasciando così preziosi spazi di operatività a fenomeni illeciti e alla criminalità organizzata sempre pronta ad approfittarne”.

 

 

 

 

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