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La filiera del gioco di Stato. Come funziona?

Gioco d’azzardo, gioco legale, videopoker, awp, vlt: che confusione!
Facciamo un po’ di chiarezza.
Il gioco in Italia è uno storico comparto industriale.
Nel 1863 fu il Lotto ad essere il primo gioco riconosciuto a livello nazionale.
Seguirono nel 1932 la Lotteria di Trapani e poi il Totocalcio, il Totip, il Tris, il Gratta e Vinci fino ad arrivare alle Scommesse sportive e, negli anni 2000, al Bingo.
Significativo nel 2004 il riconoscimento legale delle AWP – Amusement With Prize – e nel 2010 l’introduzione delle VLT – Video Lottery.

Dopo anni di evoluzioni, come si configura OGGI la filiera del gioco?

Tutta la raccolta è sempre riservata allo Stato e le imprese sono autorizzate direttamente dal MEF – Ministero dell’Economia e delle Finanze – e dall’ADM – Agenzie delle Dogane e dei Monopoli.
La filiera si completa con
– Giochi numerici a totalizzatore e lotto
– Lotterie istantanee, più note come Gratta e Vinci
– Scommesse sportive
– Giochi online
– VLT
– AWP

 

VLT e AWP NON sono la stessa cosa

Prevalentemente di tecnologia straniera, le VLT accettano banconote, con puntata per partita fino a 10€, vincita massima di 5.000€ con jackpot di sala di 100.000€ e jackpot nazionale di 500.000€.
Le AWP, al contrario, hanno una tecnologia prevalentemente italiana.
Accettano solo monete, per un massimo di 2€, e puntata massima di 1, con vincite che raggiungono al più i 100€.
Ma, soprattutto, con le AWP i 68€ del giocato torna in vincita.
Facciamo un esempio.
Supponiamo che un giocatore oggi giochi complessivamente 100 euro in una slot, potrà vincere o perdere, tutto dipende dalla fortuna, ma nel ciclo di gioco previsto per legge, l’apparecchio tende a conformarsi ai parametri previsti e quindi i 68€ del giocato tornerà in vincita, la restante somma, cioè i €.32,00 rimangono nell’apparecchio.
Si questi € 21,60 finiscono all’Erario, € 0,80 cent ad ADM i restanti € 9,60 remunerano la cosiddetta filiera, formata da gestori, esercenti e concessionari
Il 70% della spesa del giocatore va in tasse.

Appare chiaro che le AWP

● tutelano di più il giocatore
● garantiscono un maggiore gettito all’erario italiano
● e rappresentano un comparto importante dell’economia nazionale con una filiera fatta di numerose aziende come quelle di carpenteria metalliche; stampaggi plastici; cavi e cablaggi elettrici; produzione hardware e sviluppo software; designer, assemblatori di apparecchi e produttori/rivenditori degli stessi, assieme alle attività di tutto l’indotto ( come imprese di pulizie, acquisto e manutenzione automezzi, acquisto carburante e così via)

 

Chi si occupa delle AWP?
Sono le imprese di gestione che rappresentano solo il penultimo posto nella piramide della filiera di gioco

In cima c’è Il MEF ovvero Ministero della Economia e Finanze che disciplina il comparto industriale
A seguire troviamo L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che garantisce legalità e sicurezza
Più in basso ci sono i concessionari, al 90% multinazionali straniere che detengono i nulla osta di esercizio
Nel penultimo livello troviamo i gestori: sono 5.000 aziende italiane che occupano oltre 150.000 dipendenti e raccolgono il denaro per conto dello Stato.
Ed infine ci sono gli esercenti ovvero gli 87.000 titolari di bar, tabacchi, sale dedicate e sale da giochi.

 

Cosa fa un GESTORE?
Ecco un breve elenco delle funzioni che svolge:
• Richiede il nulla osta ai concessionari, portando a garanzia il proprio patrimonio personale
• Si occupa della manutenzione e della assistenza delle apparecchiature stesse
• È responsabile della raccolta del denaro, di cui deve garantire la sicurezza a proprie spese
• Si occupa del versamento quindicinale del PREU ovvero il prelievo erariale unico sulla raccolta di gioco delle slot a vincita limitata.

Queste sono tutte responsabilità che gravano sulle 5.000 aziende di gestione censite in Italia.

Quello del gioco è il terzo settore produttivo italiano.
Il sistema delle AWP con il comparto dei Gestori ne è ingranaggio fondamentale,
linfa vitale nel tessuto imprenditoriale e occupazionale di tutta l’Italia.
È più chiaro, ora?